È una scoperta che “potrebbe riscrivere la storia delle rotte commerciali dell’epoca tardo imperiale romana“. Lo spiega all’Adnkronos il capitano Salvatore Spezzati, della sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Gallipoli, in provincia di Lecce, a proposito del ritrovamento nel Mar Jonio di una grande imbarcazione del IV secolo dopo Cristo. A coordinare l’operazione il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari, che ha collaborato con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, ricevendo il supporto del II Nucleo Sommozzatori di Taranto. La nave nella parte sottostante (chiglia e fasciame) è ancora intatta e stabile. “Questo ha colpito molto i sommozzatori archeologi“, aggiunge Spezzati. “Inabissandosi e raggiungendo il fondale, si è adagiata su un lato. Mentre il ponte si è perso, il resto è integro”.
Scoperte centinaia di anfore
Ma la scoperta forse più importante è quella delle centinaia di anfore dell’epoca, in due delle quali è stato ritrovato materiale che ricondurrebbe al garum, una salsa di pesce pregiata e ricercata molto utilizzata all’epoca nelle cucine dell’Impero. Il fatto che il carico si sia conservato costituisce una circostanza insolita. Ora bisognerà verificare cosa contengono le altre anfore.
Si tratta di una grande imbarcazione oneraria del tardo impero romano adibita al trasporto di materiale. Anche la forma delle anfore contribuirebbe a quella ipotesi di datazione.
Nuovi indizi sulle rotte commerciali
“A detta degli archeologi finora si riteneva che all’epoca fossero maggiormente sviluppate le rotte dei traffici tra Calabria e Magna Grecia jonica con il nord Africa – spiega il capitano Spezzati – mentre l’imbarcazione è stata ritrovata in un punto, nel mare di Gallipoli, dove non c’erano evidenze e non si immaginava il passaggio di queste navi”.
In Puglia, peraltro, già sono catalogati più di 500 siti archeologici subacquei. “Questo di Gallipoli non era previsto“, specifica Spezzati. Non sono esclusi dunque altri ritrovamenti importanti che potrebbero arricchire il quadro.
La nave è stata individuata a giugno scorso grazie al monitoraggio dei fondali da parte della Guardia di Finanza, unica forza con compiti di polizia in mare, ma la notizia è stata resa nota ufficialmente ieri per mantenere la riservatezza ed evitare così la fuga di notizie e possibili attacchi di predoni.
Dopo il ritrovamento, il lavoro più delicato è stato quello di tenere sotto osservazione la zona che comunque è monitorata dalla Guardia di Finanza per il controllo di altri fenomeni, specie in determinati periodi dell’anno come quello estivo. Nel frattempo sono stati reperiti dalla Soprintendenza i fondi per gli interventi di documentazione, indagine archeologica e messa in sicurezza del relitto. Si tratta di 780.000 euro stanziati dal Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici che serviranno alle attività propedeutiche allo scavo archeologico subacqueo e al successivo recupero del carico, alle attività conservative da seguire sui reperti e sui resti dell’imbarcazione antica.



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