Artemis II, il fantasma dell’idrogeno torna a tormentare la NASA

Nonostante 3 anni di preparativi, una perdita di carburante ferma il test del razzo SLS. Il volo degli astronauti attorno alla Luna slitta a marzo

La strada verso la Luna si conferma, ancora una volta, in salita. Nelle prime ore di martedì 3 febbraio, la NASA è stata costretta a interrompere prematuramente il “wet dress rehearsal” (la prova generale di rifornimento) del mastodontico razzo SLS (Space Launch System) destinato alla missione Artemis II. L’intoppo, causato da una perdita di idrogeno liquido, ha costretto l’agenzia spaziale a rinviare il lancio di almeno un mese, sollevando interrogativi su un problema che sembra non voler scomparire.

Un copione già visto

Il test, iniziato sabato 31 gennaio, aveva l’obiettivo di simulare ogni fase del countdown, riempiendo i serbatoi con oltre 2,6 milioni di litri (700mila galloni) di idrogeno e ossigeno liquidi. Sebbene le operazioni di carico fossero inizialmente procedute senza intoppi, i tecnici hanno rilevato una perdita di idrogeno in corrispondenza del “quick disconnect”, un sistema di disconnessione rapida situato alla base della rampa di lancio.

Il dettaglio che preoccupa gli esperti è la familiarità dell’evento: si tratta della stessa identica sezione che aveva causato continui ritardi alla missione Artemis I ben 3 anni fa. All’epoca, furono necessari 6 mesi e 3 rientri nel Vehicle Assembly Building (VAB) prima che il razzo potesse finalmente decollare nel novembre 2022.

Successi e intoppi a T-5 minuti

Nonostante il guasto, la NASA preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno. Per la prima volta, il team è riuscito a completare il rifornimento di entrambi gli stadi dell’SLS al primo tentativo. Tuttavia, la simulazione si è interrotta bruscamente a 5 minuti e 15 secondi dal decollo virtuale, quando un picco nella perdita di idrogeno ha fatto scattare le procedure di sicurezza, portando all’annullamento del test e allo svuotamento dei serbatoi.

Perché l’idrogeno è così difficile da gestire?

La domanda che molti si pongono è come sia possibile che, dopo 3 anni di analisi, il problema persista. La risposta risiede nella natura stessa del carburante e della macchina:

  • Molecole sfuggenti: l’idrogeno è la molecola più piccola e leggera dell’universo, tende a filtrare attraverso la minima imperfezione o guarnizione;
  • Componenti unici: ogni razzo SLS è considerato un pezzo “su misura”. Come spiegato da Amit Kshatriya, associato NASA, ogni veicolo ha le sue peculiarità e reagisce in modo diverso agli stress meccanici;
  • Vibrazioni da trasporto: una delle teorie principali riguarda il lento viaggio di 6 km dal VAB alla rampa di lancio. Nonostante la velocità di soli 1,6 km/h, le vibrazioni potrebbero aver deformato o allineato male le guarnizioni del sistema di rifornimento.

Il futuro della missione

A differenza del 2022, la NASA confida di poter riparare il danno direttamente sulla rampa di lancio, senza dover riportare il razzo nell’hangar. Questo fa sperare in tempi di recupero più brevi.

La missione Artemis II vedrà come protagonisti gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen per un viaggio di 10 giorni attorno alla faccia nascosta della Luna. Si tratterà del primo volo con equipaggio verso lo Spazio profondo dopo oltre mezzo secolo, un passo fondamentale per qualificare i sistemi che porteranno l’umanità a camminare nuovamente sul suolo lunare con Artemis III.

Svanita l’opportunità di febbraio, la NASA punta ora alla finestra di marzo, con date utili tra il 6 e il 9 marzo e l’11 marzo.