Il ciclone Gezani ha colpito violentemente il Madagascar provocando almeno 35 vittime, decine di feriti e danni gravissimi alle infrastrutture, secondo quanto comunicato dalle autorità locali. La tempesta ha investito l’isola dell’Oceano Indiano tra martedì e mercoledì con venti fino a 250 km/h e piogge torrenziali, causando il crollo di abitazioni e lasciando migliaia di persone senza un tetto. Il servizio meteorologico nazionale ha diramato l’allerta rossa in diverse regioni del Paese per il rischio di alluvioni e frane, aggravando una situazione già estremamente fragile per la popolazione.
Toamasina in ginocchio: la città più colpita
Il ciclone ha toccato terra nella tarda serata di martedì nella città portuale orientale di Toamasina, dove si registra la maggior parte delle vittime e dei danni. Secondo l’Ufficio nazionale per la gestione dei rischi e dei disastri, oltre ai morti si contano almeno 374 feriti e 6 dispersi. Le persone colpite dal disastro sono in totale 250.000, tra cui 68.000 sfollati distribuiti in 28 siti di accoglienza nelle regioni di Atsinanana, Analamanga, Analanjirofo e Alaotra Mangoro.
È stato dichiarato lo stato di emergenza, previsto dalla Costituzione per una durata iniziale di 15 giorni, che conferisce poteri eccezionali per la mobilitazione di mezzi civili e militari, nonché possibili restrizioni alla circolazione e l’eventuale instaurazione del coprifuoco. Il Ministero dell’Energia e degli Idrocarburi ha reso noto che il ripristino della rete elettrica richiederà fino a due settimane.
Toamasina, con circa 300mila abitanti, ha subito distruzioni estese. I residenti descrivono quartieri completamente allagati, tetti scoperchiati, finestre distrutte e strade rese impraticabili da alberi e detriti. L’energia elettrica risulta interrotta in città fin da martedì.
Danni enormi alle infrastrutture e visita del presidente
Il presidente Michael Randrianirina, salito al potere dopo un colpo di stato militare nell’ottobre scorso, ha visitato le zone colpite per valutare l’entità dei danni e incontrare la popolazione. Secondo quanto riferito dal suo ufficio, circa il 75% delle infrastrutture cittadine risulta danneggiato o completamente distrutto.
Le immagini diffuse mostrano quartieri sommersi dall’acqua, abitazioni devastate e intere aree urbane trasformate in scenari di distruzione.
La tempesta si indebolisce ma resta l’allerta
Nel suo spostamento verso l’interno dell’isola, Gezani si è progressivamente indebolito trasformandosi in tempesta tropicale, transitando a circa 100 km a Nord della capitale Antananarivo, anch’essa inserita tra le aree in allerta rossa per possibili inondazioni.
Le previsioni meteorologiche indicano tuttavia che il sistema potrebbe spostarsi nel canale tra il Madagascar e la costa orientale africana e rafforzarsi nuovamente nei prossimi giorni, con il rischio di tornare a colpire la costa sudoccidentale dell’isola.
Timori anche per il Mozambico
Le autorità del Mozambico hanno emesso avvisi meteorologici temendo che 3 province costiere affacciate sull’Oceano Indiano possano risentire degli effetti della tempesta qualora dovesse intensificarsi. Il Paese è già stato recentemente colpito da devastanti alluvioni che hanno coinvolto oltre 700mila persone.
Madagascar sempre più vulnerabile ai cicloni
Il Madagascar continua a confermarsi estremamente esposto agli eventi meteorologici estremi. Solo il 31 gennaio scorso il ciclone Fytia aveva provocato 14 morti e oltre 85mila sfollati.
Le Nazioni Unite hanno stanziato 3 milioni di dollari dal fondo di emergenza per sostenere le operazioni di preparazione e risposta agli effetti di Gezani. La stagione dei cicloni sull’isola, che si estende generalmente da novembre a marzo, porta ripetute catastrofi naturali a uno dei Paesi più poveri del mondo, che spesso non riesce a completare la ricostruzione prima dell’arrivo di nuove tempeste.
Dal 2020 il Madagascar è stato colpito da oltre una decina di cicloni e tempeste tropicali, con danni alle infrastrutture stimati in circa 85 milioni di dollari all’anno, un impatto che continua a rallentare lo sviluppo del Paese.










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