Il decreto energia “è in fase di stesura finale, di valutazione da parte anche della ragioneria dello Stato, rispetto a quelle che sono le certezze finanziarie. Posso dire che l’intenzione è quella di dare la certezza per il prossimo Consiglio dei Ministri”. Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin a margine dell’evento ‘Beyond Climate – Tecnologie trasformative per la sicurezza ambientale nell’era dei cambiamenti climatici’, a Roma, presso la sede di Confindustria, per la presentazione dei risultati del Progetto Sim – Sistema Avanzato Integrato di Monitoraggio e Previsione.
“Non arriviamo in tempo per oggi pomeriggio perché ci sono ancora alcune piccole valutazioni”, spiega il ministro rispetto al Cdm previsto per oggi, annunciando il provvedimento per la riunione della prossima settimana. Ai cronisti che chiedono se la vendita del gas stoccato è inserita nel dl energia, il ministro risponde di “sì ma non intaccherà gli stoccaggi del prossimo inverno”.
Le anticipazioni
Taglio alle bollette di energia elettrica e gas per circa 2,5-3 miliardi di euro, a vantaggio per imprese e famiglie a basso reddito. “Il perno del provvedimento è la riduzione del costo del gas utilizzato per la generazione” della luce per abbattere il prezzo di quest’ultima “più che proporzionalmente facendo leva sul vituperato sistema del prezzo marginale”. E’ quanto dovrebbe contenere il decreto energia secondo indiscrezioni raccolte dal Foglio. Il quotidiano scrive che “le misure più controverse, come lo ‘spalma incentivi’ e la cartolarizzazione degli oneri generali di sistema, sono state abbandonate perché avrebbero comportato un aumento del debito pubblico”.
Due gli interventi in ballo: la sterilizzazione del differenziale tra il Ttf (l’indice di riferimento per il gas scambiato a livello europeo) e il Psv (il prezzo sulla Borsa italiana) e lo spostamento sulla bolletta elettrica di alcuni oneri gravanti sul gas acquistato dai produttori termoelettrici. “Tali misure – spiega il quotidiano – richiedono un modesto finanziamento a piè di lista, che il governo sembrerebbe voler coprire con una parte del gettito della vendita di circa due miliardi di metri cubi di gas attualmente nelle disponibilità di Snam e Gse (la parte restante andrebbe a favore delle Pmi) e, forse, alcune risorse derivanti dalle quote di CO₂”. Un altro articolo del decreto dovrebbe rafforzare il “gas release”, ovvero “il rilascio di permessi per lo sfruttamento delle riserve nazionali (prevalentemente nell’Adriatico) purché i volumi aggiuntivi siano ceduti, a prezzi calmierati, alle imprese energivore”.
Fonti di governo, scrive ancora il Foglio, “accreditano questa misura di un potenziale fino a 600 milioni di metri cubi annui”. Il governo punta poi al “disaccoppiamento”, “che in realtà sembrerebbe un’estensione dell’attuale bacheca per i Ppa (contratti di lungo termine a prezzo predefinito) tra produttori rinnovabili e Pmi, con una garanzia pubblica per favorire l’incontro tra domanda e offerta. Queste politiche, in un contesto di proliferazione delle rinnovabili soprattutto nel Mezzogiorno, potrebbero garantire benefici per chi vi prende parte, ma non necessariamente per il sistema nel suo complesso”. Infine, sono previsti “un potenziamento del bonus per le famiglie a basso reddito e un intervento tecnico sulla cosiddetta saturazione virtuale della rete, per consentire a Terna di smaltire in modo più efficiente le centinaia di migliaia di richieste di connessione di nuovi impianti rinnovabili”.


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