La transizione energetica non deve necessariamente consumare nuovo suolo. Una soluzione sta prendendo forma: trasformare cave esauste e siti industriali abbandonati in parchi energetici. Non occupare nuovi spazi, ma rigenerare quelli compromessi. Un caso di questa inversione di tendenza arriva da Pontirolo Nuovo (Bergamo). Un’area occupata da una ex-cava estrattiva in disuso è stata riconvertita in un polo energetico. L’operazione è stata coordinata da Attis, società controllata dal Gruppo Myenergy, realtà attiva dal 2006 nella progettazione e gestione di impianti fotovoltaici e soluzioni per la transizione energetica.
L’intervento non si è limitato nell’installazione di moduli fotovoltaici, ma ha previsto una completa riqualificazione ambientale del sito. Una zona industriale è stata trasformata in un parco verde, dimostrando come l’ingegneria energetica possa agire come strumento di bonifica territoriale.
Realizzato di recente con una capacità iniziale di 1 MW, l’impianto è ora oggetto di un upgrade tecnologico che ne porterà la potenza a 1,7 MW senza occupare ulteriore superficie. L’intervento prevede anche l’installazione di sistemi di accumulo (BESS), che permetteranno di immagazzinare l’energia prodotta durante il giorno e renderla disponibile nelle ore serali.
Secondo i dati del GSE (Gestore dei Servizi Energetici), in Italia esistono oltre 15.000 ettari di aree dismesse o degradate potenzialmente utilizzabili per il fotovoltaico. Il progetto di Pontirolo si pone quindi come modello replicabile per recupero di aree dismesse con misure per la protezione della fauna locale e una valenza educativa per iniziative didattiche per le scuole.
Produzione energetica e tutela ambientale possono procedere insieme. Il caso di Pontirolo lo dimostra: l’impianto ha creato le condizioni per il ripristino della biodiversità locale, trasformando un’area degradata in un ecosistema funzionante.


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