La presenza dell’Homo erectus nell’Asia orientale risale a circa 1,7 milioni di anni fa, ben 600mila anni prima rispetto alle stime precedenti. È quanto emerge da una recente ricerca scientifica pubblicata su su Science Advances che ridefinisce la cronologia della dispersione dei primi ominini fuori dall’Africa, suggerendo una migrazione più precoce verso l’Eurasia. Lo studio si basa sull’analisi di fossili rinvenuti nell’area di Yunxian, in Cina, precedentemente datati a circa 1,1 milioni di anni fa. I ricercatori hanno applicato una sofisticata tecnica di datazione basata sugli isotopi radioattivi di Alluminio-26 e Berillio-10, presenti nei sedimenti che circondano i reperti fossili. Questi isotopi si formano quando i raggi cosmici colpiscono i minerali di quarzo presenti nel suolo. Una volta sepolti in profondità, la produzione isotopica si interrompe e inizia il decadimento radioattivo, consentendo agli scienziati di calcolare il tempo trascorso dalla sepoltura dei fossili.
Questo metodo consente di datare materiali fino a cinque milioni di anni, superando i limiti della tradizionale datazione al Carbonio-14, efficace solo per periodi più recenti. I risultati suggeriscono che la diffusione degli ominini in Asia potrebbe essere avvenuta prima di quanto ritenuto e aprono nuove ipotesi sull’identità delle prime specie umane che lasciarono il continente africano, contribuendo a ridefinire uno dei capitoli più importanti della storia evolutiva umana.



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