Il 22 febbraio 1931 i cantieri navali di Castellammare di Stabia furono teatro di un momento destinato a entrare nella storia della marineria italiana: il varo della Amerigo Vespucci, il celebre veliero scuola che negli anni sarebbe diventato un’icona riconosciuta in tutto il mondo. Costruita con linee eleganti ispirate ai vascelli del Settecento, la nave fu progettata non solo per l’addestramento degli allievi ufficiali, ma anche come ambasciatrice dell’Italia sui mari. Alberi altissimi, vele maestose e scafo dalle proporzioni armoniose contribuirono fin dall’inizio a creare un mito destinato a durare decenni. Ancora oggi il motto attribuito alla nave – “Non chi comincia ma quel che persevera” – racconta lo spirito di disciplina e formazione che accompagna generazioni di cadetti.
Dal punto di vista tecnico-costruttivo l’Amerigo Vespucci è una Nave a Vela con motore; dal punto di vista dell’attrezzatura velica è “armata a Nave”, quindi con 3 alberi verticali, trinchetto, maestra e mezzana, tutti dotati di pennoni e vele quadre, più il bompresso sporgente a prora, a tutti gli effetti un quarto albero. L’unità è inoltre fornita di vele di taglio: i fiocchi, a prora, fra il bompresso e il trinchetto, gli stralli, fra trinchetto e maestra e fra maestra e mezzana, e la randa, dotata di boma e picco, sulla mezzana.
Il varo del 1931 segnò l’inizio di una lunga carriera fatta di campagne navali, visite nei porti di tutto il mondo e incontri con culture diverse. Nel tempo la nave è diventata un simbolo non solo militare, ma anche culturale e storico: un pezzo di tradizione marittima che continua a navigare, collegando passato e presente.


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