Il 28 febbraio è una data che in Iran richiama alla memoria una delle tragedie sismiche più drammatiche degli anni Novanta. Era il 1997 quando un terremoto magnitudo 6.1 colpì l’area settentrionale del Paese, vicino alla città di Ardabil, causando distruzione diffusa e migliaia di vittime. La scossa principale avvenne alle 12:57 UTC (16:27 ora locale) e durò circa 15 secondi, ma bastò per devastare villaggi e infrastrutture. Il bilancio ufficiale parlò di almeno 1.100 morti e 2.600 feriti, con oltre 36mila persone rimaste senza casa. Più di 83 villaggi subirono danni, mentre circa 12mila abitazioni furono distrutte o gravemente compromesse. Strade, linee elettriche, reti idriche e sistemi di comunicazione risultarono gravemente danneggiati, rendendo difficili i soccorsi.
In alcune località la tragedia fu quasi totale: nel villaggio di Varania, vicino all’epicentro, sopravvissero soltanto 20 abitanti su 85. Dopo la scossa principale si registrarono circa 350 repliche, la più forte di magnitudo 5.2.
Le operazioni di soccorso furono complicate anche da una forte nevicata che colpì la zona nei giorni successivi. Nonostante le difficoltà, la Mezzaluna Rossa iraniana, la Iranian Red Crescent Society, distribuì tende, coperte, viveri e assistenza sanitaria a migliaia di sfollati.


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