Il 3 febbraio 1998 la tragedia del Cermis, una ferita ancora aperta

A ventotto anni dall’incidente della funivia in Val di Fiemme, il ricordo delle 20 vittime e una ferita ancora aperta nella memoria collettiva

Oggi, 3 febbraio 2026, ricorre il 28° anniversario di una delle più gravi tragedie avvenute sulle montagne italiane in tempo di pace. Era il 3 febbraio 1998 quando una cabina della funivia del Cermis, in Val di Fiemme, precipitò nel vuoto dopo che il cavo di sostegno venne tranciato da un aereo militare statunitense in volo a bassa quota. Il velivolo, un Grumman EA-6B Prowler partito dalla base NATO di Aviano e pilotato dal capitano Richard J. Ashby, stava effettuando un’esercitazione quando colpì il cavo della funivia. La cabina, con a bordo turisti di diverse nazionalità e il manovratore, si schiantò nel bosco sottostante: morirono 20 persone, 19 passeggeri e l’operatore dell’impianto.

L’incidente ebbe un enorme impatto sull’opinione pubblica italiana e internazionale, non solo per la dinamica drammatica, ma anche per le vicende giudiziarie che seguirono. Il processo ai militari americani si svolse negli Stati Uniti e si concluse con l’assoluzione dei piloti dalle accuse di omicidio colposo, alimentando polemiche, indignazione e un acceso dibattito sui rapporti tra Italia e Stati Uniti.

A distanza di quasi 3 decenni, il Cermis resta il simbolo di una tragedia evitabile e di una richiesta di giustizia che, per molti, non ha mai trovato piena risposta.