Il 5 febbraio 1783 iniziava la grande crisi sismica calabrese

Una sequenza di scosse violentissime rase al suolo oltre 180 centri abitati tra la Calabria e Messina

Oggi, 5 febbraio 2026, la memoria corre a uno degli eventi sismologici più devastanti della storia europea. Esattamente 243 anni fa, nel 1783, iniziava la “crisi sismica calabrese“: una sequenza di scosse violentissime che, nell’arco di 2  mesi, rase al suolo oltre 180 centri abitati tra la Calabria meridionale e Messina, provocando circa 30mila vittime. Per la comunità scientifica, questo anniversario non è solo un memento tragico, ma il punto di svolta per la geofisica e l’urbanistica. Personalità del calibro di Lazzaro Spallanzani e lo storico Carlo Botta documentarono l’evento. L’importanza di questo sisma risiede nella risposta istituzionale: il governo borbonico istituì la Cassa Sacra per la ricostruzione e, per la prima volta, furono emanate norme antisismiche basate su criteri razionali. Il 1783 non fu dunque solo l’anno della polvere e delle macerie, ma il laboratorio in cui nacque la consapevolezza della convivenza attiva con il rischio sismico nel Mediterraneo.