Il Ciclone Gezani devasta il Madagascar: almeno 9 morti e venti oltre i 195 km/h

Sotto allerta rossa diverse regioni dell’isola: rischio inondazioni e frane mentre la tempesta si indebolisce ma continua la sua corsa verso Ovest

Il Madagascar è stato colpito dal violento passaggio del ciclone Gezani, che ha provocato almeno 9 vittime e numerosi feriti dopo aver raggiunto la costa orientale dell’isola nell’Oceano Indiano. Le autorità locali hanno confermato che la tempesta ha portato venti superiori ai 195 km/h, causando danni estesi alle infrastrutture e alle abitazioni. Il ciclone ha toccato terra nella città portuale di Toamasina, principale scalo commerciale del Paese, dove i residenti hanno segnalato distruzione diffusa. Secondo l’Ufficio nazionale per la gestione dei rischi e dei disastri, almeno 9 persone sono morte a causa del crollo di edifici e almeno altre 19 sono rimaste ferite.

Il servizio meteorologico del Madagascar ha diramato allerta rossa per diverse regioni, segnalando l’elevato rischio di inondazioni e frane mentre il sistema perturbato attraversa l’isola, abitata da circa 31 milioni di persone e caratterizzata da ampie aree vulnerabili dal punto di vista economico e infrastrutturale.

Le testimonianze provenienti da Toamasina descrivono uno scenario drammatico, tra tetti divelti, muri crollati, pali della corrente a terra e alberi sradicati.

Il presidente del Madagascar, Michael Randrianirina, salito al potere con un colpo di stato militare lo scorso ottobre, ha visitato le zone colpite per valutare i danni e incontrare la popolazione locale.

Secondo le previsioni meteorologiche nazionali, Gezani si sta spostando da Est verso Ovest attraverso il Paese, indebolendosi fino a diventare una tempesta tropicale con venti intorno ai 110 km/h. Il sistema è transitato a circa 100 km a Nord della capitale Antananarivo, anch’essa inserita tra le aree in allerta rossa per possibili allagamenti.

Il passaggio di Gezani arriva a meno di 2 settimane dal ciclone Fytia, che aveva già causato 14 vittime nel Paese, aggravando ulteriormente la situazione umanitaria e mettendo sotto pressione le strutture di emergenza locali.

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