Il ghiacciaio più grande della Groenlandia, il ghiacciaio Jakobshavn, potrebbe avvicinarsi a una soglia critica, poiché il deflusso di acqua di fusione dalla calotta glaciale della Groenlandia sta accelerando in modi mai visti da oltre un secolo, secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Climate of the Past. Lo studio ricostruisce oltre 100 anni di deflusso di acqua dolce dalla calotta glaciale nella Baia di Disko, nella Groenlandia occidentale, rivelando un cambiamento sorprendente e duraturo iniziato all’inizio degli anni 2000. Ricercatori dell’Università di Kiel, in Germania, e colleghi hanno scoperto che il deflusso non è aumentato gradualmente, ma ha invece subito una brusca accelerazione. Entro il 2007, il volume di acqua dolce che entrava nell’oceano aveva superato stabilmente l’intervallo di variabilità naturale osservato nel corso del XX secolo. In parole povere, il sistema sembra essere entrato in un nuovo stato, caratterizzato da un flusso di acqua di fusione costantemente più elevato.
Questo pattern suggerisce che la calotta glaciale potrebbe avvicinarsi a quello che gli scienziati chiamano un “punto di non ritorno“, una soglia oltre la quale i cambiamenti diventano auto-rinforzanti e potenzialmente difficili da invertire.
Un secolo di registrazioni dell’acqua di disgelo
Per comprendere i cambiamenti a lungo termine, il team ha combinato segnali chimici conservati in alghe coralline longeve della Baia di Disko con modelli per ricostruire la variabilità del deflusso stagionale dalla calotta glaciale della Groenlandia in un arco di oltre 115 anni. Tali ricostruzioni sono essenziali poiché le misurazioni dirette del deflusso dell’acqua di disgelo coprono solo gli ultimi decenni. Estendendo la registrazione a oltre 100 anni fa, gli scienziati sono stati in grado di collocare i cambiamenti moderni in un contesto storico più ampio, fornendo una registrazione eccezionalmente dettagliata delle condizioni oceaniche superficiali influenzate dall’acqua di disgelo glaciale.
I risultati mostrano che, sebbene le fluttuazioni si siano verificate per tutto il XX secolo, l’inizio del XXI secolo si distingue nettamente, con livelli di deflusso senza precedenti. Questa accelerazione coincide con un riscaldamento diffuso in tutta la Groenlandia, causato dall’aumento delle temperature globali. Lo studio evidenzia che i cambiamenti non sono semplicemente parte di una variabilità a breve termine, ma rappresentano piuttosto un allontanamento duraturo dai pattern precedenti.
La rapida risposta del ghiacciaio Jakobshavn
Il ghiacciaio Jakobshavn svolge un ruolo chiave nella dinamica dei ghiacciai della regione. È uno dei ghiacciai a scorrimento più rapido al mondo e drena gran parte della calotta glaciale della Groenlandia. A causa delle sue dimensioni e della sua velocità, i cambiamenti nel ghiacciaio Jakobshavn possono avere effetti smisurati sia sulle condizioni oceaniche locali che sui livelli globali del mare.
La nuova analisi indica che gran parte dell’aumento del deflusso è legato all’aumento dello scioglimento superficiale della calotta glaciale, in particolare durante le estati più calde. Quando neve e ghiaccio si sciolgono in superficie, l’acqua risultante può fluire direttamente nell’oceano attraverso fiumi e canali subglaciali. Con l’aumento delle temperature, una parte maggiore della calotta glaciale passa dall’accumulo di neve alla perdita di massa, amplificando la quantità di acqua dolce che entra nelle acque costiere.
Osservazioni satellitari e oceaniche mostrano che le acque superficiali della regione si sono notevolmente riscaldate negli ultimi anni, con temperature superficiali del mare che hanno spesso superato i 6°C dopo il 2010. Questo persistente riscaldamento costiero potrebbe amplificare lo scioglimento dei ghiacciai e contribuire all’accelerazione del deflusso, rendendo la Groenlandia uno dei maggiori responsabili dell’innalzamento globale del livello del mare.
L’afflusso di grandi volumi di acqua di scioglimento nell’oceano non si limita ad aumentare il livello del mare. L’acqua dolce è meno densa dell’acqua salata, il che significa che tende a rimanere vicino alla superficie. Questo processo può alterare la stratificazione oceanica, ovvero la stratificazione delle masse d’acqua in base alla densità. Una maggiore stratificazione può ridurre il rimescolamento verticale, influenzando potenzialmente la circolazione oceanica, la distribuzione dei nutrienti e gli ecosistemi marini. Ad esempio, l’afflusso di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale è stato collegato a un rallentamento del Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica (AMOC), un importante sistema di correnti oceaniche che contribuisce a regolare il trasporto di calore e il clima nell’emisfero settentrionale.
Di conseguenza, vi sono implicazioni più ampie per i pattern climatici regionali, la stabilità dei ghiacciai vicini che interagiscono con l’ambiente oceanico, nonché per le attività di pesca e le comunità costiere vulnerabili a innalzamenti di marea e inondazioni.
Segnali di un punto di non ritorno
I ricercatori avvertono che, sebbene i risultati non dimostrino che un punto di non ritorno sia già stato superato, l’accelerazione e il persistente scostamento dalla variabilità storica sono coerenti con il comportamento previsto quando un sistema si avvicina a tale soglia. Il forte aumento del deflusso a partire dai primi anni 2000 suggerisce che la risposta della calotta glaciale al riscaldamento globale potrebbe intensificarsi. Inoltre, i punti di non ritorno possono coinvolgere meccanismi di feedback che accelerano la perdita di ghiaccio una volta soddisfatte determinate condizioni; man mano che il ghiaccio si scioglie e la superficie si scurisce, assorbe più luce solare, il che può ulteriormente aumentare lo scioglimento.
La perdita di ghiaccio della Groenlandia non si verifica isolatamente; fa parte di un più ampio schema di cambiamento della criosfera osservato nelle regioni polari di tutto il mondo. Nel complesso, i risultati si aggiungono alle crescenti prove che alcune componenti del sistema Terra potrebbero muoversi verso soglie oltre le quali il cambiamento potrebbe diventare sempre più difficile da rallentare o invertire.


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