La filiera italiana dell’idrogeno verso il consolidamento: prospettive di crescita e nuovi investimenti

La filiera italiana dell'idrogeno si prepara a un periodo di crescita e consolidamento, con previsioni di incremento del fatturato e investimenti significativi

La filiera italiana dell’idrogeno entra in una fase di consolidamento industriale e guarda al 2026 con aspettative di crescita e nuovi investimenti. È quanto emerge dall’Osservatorio 2025 sull’idrogeno in Italia realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con H2IT, presentato oggi a Milano. Il 58% delle imprese del settore genera già ricavi dalle attività legate all’idrogeno, quota che sale al 66% nel manifatturiero, mentre oltre il 90% prevede un aumento del fatturato entro il 2026 e l’85% annuncia un incremento degli investimenti. La pipeline progettuale si rafforza: circa il 70% delle aziende ha progetti in fase avanzata e un quarto ha iniziative già in costruzione, anche in linea con le scadenze del Pnrr.

Il comparto, con un’età media di presenza nel settore di circa otto anni, mostra competenze consolidate e una forte integrazione internazionale: il 46% dei ricavi deriva da clienti esteri, percentuale che raggiunge il 60% tra le imprese manifatturiere. Si tratta di una filiera tecnologicamente avanzata, con il 70% delle aziende dotato di reparti interni di ricerca e sviluppo e un’ampia diffusione di tecnologie digitali e 4.0.

Restano tuttavia problemi legati a una domanda ancora debole e a un quadro normativo percepito come non pienamente definito. Le imprese indicano come priorità strumenti di sostegno alla domanda e una strategia nazionale più strutturata, ritenuta essenziale per trasformare l’attuale sviluppo dell’offerta in un vero mercato dell’idrogeno. Secondo l’Osservatorio, la transizione energetica rappresenta in sostanza al tempo stesso una sfida e un’opportunità industriale, con l’idrogeno destinato a giocare un ruolo crescente nel sistema energetico e produttivo italiano.