Un team internazionale guidato dall’Università di Bath ha sviluppato un prototipo di catalizzatore in grado di sfruttare la luce solare per degradare i cosiddetti PFAS, sostanze chimiche incredibilmente stabili che si accumulano nell’ambiente e nel corpo umano. Questi composti, presenti in prodotti che vanno dalle pentole antiaderenti ai cosmetici, sono noti come “sostanze chimiche eterne” perché non si degradano naturalmente e possono avere effetti tossici ancora poco compresi. Il nuovo catalizzatore è basato su nitrito di carbonio combinato con un polimero microporoso chiamato PIM-1, che aiuta a legare i PFAS e a decomporli in anidride carbonica e fluoro sfruttando la luce. La tecnologia è stata sviluppata in collaborazione con le università di San Paolo (Brasile), Edimburgo (Scozia) e Swansea (Galles), e potrebbe in futuro essere adattata non solo per eliminare queste sostanze dall’ambiente, ma anche per rilevarle tramite sensori portatili.
“Attualmente è molto difficile rilevare i PFAS, poiché richiede attrezzature costose in un laboratorio specializzato. Ci auguriamo che in futuro la nostra tecnologia possa essere utilizzata in un semplice sensore portatile utilizzabile anche al di fuori del laboratorio, ad esempio per rilevare dove nell’ambiente sono presenti livelli più elevati di PFAS“, spiega Frank Marken, coordinatore del progetto. Sebbene ancora in fase prototipale, la scoperta rappresenta un passo avanti importante verso un futuro più sostenibile e più sicuro per la salute umana.


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