Le barriere coralline non sono solo meraviglie naturali da proteggere per il loro valore ecologico: ospitano anche una sorprendente varietà di microrganismi capaci di produrre sostanze potenzialmente utili all’uomo. È quanto rivela un nuovo studio guidato dall’ETH di Zurigo e pubblicato su Nature, che analizza oltre 800 campioni di corallo raccolti 10 anni fa durante una spedizione della nave da ricerca Tara nell’Oceano Pacifico. I ricercatori hanno sequenziato frammenti di DNA microbico, ricostruendo i genomi di 645 specie di batteri e archea, la maggior parte delle quali sconosciute alla scienza. Questi microrganismi risultano strettamente legati al corallo che li ospita, con scarsa presenza nell’acqua di mare aperta e minima sovrapposizione tra diversi generi di corallo.
Il vero tesoro però è biochimico: i genomi microbici delle barriere coralline contengono un potenziale produttivo di sostanze naturali superiore a quello osservato in qualsiasi altra parte dell’oceano. L’elevata densità di vita nelle barriere spinge gli organismi a sviluppare sofisticate difese chimiche, che possono rivelarsi preziose per la medicina e la biotecnologia.
Gli autori dello studio lanciano un chiaro allarme: la perdita delle barriere coralline non sarebbe solo un danno ambientale, ma significherebbe anche la scomparsa di una “farmacia naturale” ancora tutta da esplorare.


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