Il responso è arrivato puntuale come ogni 2 febbraio: sarà un inverno lungo. Punxsutawney Phil, la marmotta che da oltre un secolo regge le sorti del morale meteorologico nordamericano, è uscita dalla sua tana a Gobbler’s Knob e, complice il sole nascente, ha visto la propria ombra. Secondo la tradizione, questo significa solo una cosa: Stati Uniti e Canada dovranno affrontare altre 6 settimane di freddo e neve prima dell’arrivo della primavera.
Un rito tra mito e cinema
Quella che oggi è una kermesse seguita da milioni di persone in diretta streaming, deve gran parte della sua fama globale al film cult “Ricomincio da capo” (Groundhog Day). Eppure, nel cuore della Pennsylvania, a Punxsutawney – autoproclamatasi “capitale mondiale del meteo” – la faccenda è terribilmente seria. Il rituale è gestito dall’Inner Circle, un gruppo di notabili in smoking e cappello a cilindro che sostiene di poter comunicare con l’animale in una lingua chiamata “groundhogese”. La leggenda vuole che questo sia lo stesso Phil dal 1887, mantenuto in vita da un misterioso “elisir” che ne prolunga l’esistenza di sette anni a ogni sorso.
Dalle foreste tedesche alla Pennsylvania
Le radici di questa celebrazione non sono americane, ma affondano nel cuore dell’Europa cristiana. La ricorrenza deriva dalla Candelora (2 febbraio), giorno in cui si benedicevano le candele e si cercavano presagi sulla fine dell’inverno.
- In Germania: il compito di prevedere il meteo spettava a tassi o ricci;
- Negli USA: gli immigrati tedeschi, non trovando tassi, “arruolarono” la marmotta locale, dando vita alla prima celebrazione ufficiale a fine Ottocento.
La parola alla scienza: Phil è un pessimo meteorologo?
Se dal lato folcloristico Phil è un’icona imbattibile, i numeri raccontano una realtà meno magica. L’agenzia meteorologica statunitense (NOAA) ha recentemente passato al setaccio le sue performance, con risultati piuttosto impietosi: l’accuratezza reale di Phil si attesta intorno al 30-35% negli ultimi decenni. Statisticamente, lanciare una moneta sarebbe più affidabile.
Secondo un’analisi pubblicata a inizio 2025, Phil si è classificato al 17° posto su 19 “previsori animali” considerati, venendo battuto non solo da colleghi più precisi come Staten Island Chuck o General Beauregard Lee, ma persino da alcuni animali imbalsamati inseriti per scherzo nelle classifiche. L’anno scorso, ad esempio, Phil previde un inverno prolungato, ma i dati mostrarono un febbraio nella norma e un marzo tra i più caldi della storia.
Perché continuiamo a guardare Phil?
Nonostante i suoi clamorosi errori – oltre cento previsioni di “ombra” contro appena venti di “primavera anticipata” – l’entusiasmo attorno a Gobbler’s Knob non accenna a calare. Forse perché, in un mondo dominato da algoritmi e modelli climatici complessi, c’è ancora spazio per la speranza poetica che una marmotta e la sua ombra possano dirci quanto manca al primo fiore di primavera.



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