Nelle ultime ore l’Algeria sta sperimentando una delle configurazioni più tipiche — e al tempo stesso più insidiose — del maltempo mediterraneo: burrasca severa lungo la fascia costiera e temporali violenti nell’entroterra, con fenomeni localmente intensi e impatti immediati sul territorio. Sul litorale orientale, e in particolare nell’area di Tichy, in provincia di Béjaïa, il quadro meteomarino si è rapidamente deteriorato. Il mare si è presentato molto agitato, con un moto ondoso energico in grado di spingere le onde fino a raggiungere tratti della linea di costa più esposti e, in alcuni casi, interessare la strada nazionale costiera.
Si tratta di una dinamica ben nota lungo questo settore del Mediterraneo: quando soffiano per molte ore venti sostenuti dai quadranti settentrionali, l’energia delle onde cresce progressivamente e viene trasferita alla battigia sotto forma di frangenti potenti, con spruzzi, schiuma e possibili ingressioni marine nelle zone più basse.
Non sorprende che Béjaïa fosse inclusa nelle ultime allerte marittime per rischio di mare grosso: con queste configurazioni, il pericolo principale non è solo l’impatto sulle infrastrutture costiere, ma anche l’elevato rischio per chi si avvicina a moli, scogliere e tratti di litorale non protetti.
Temporali e grandine nell’interno: rovesci intensi a Hachem (Mascara)
Parallelamente, l’Algeria interna ha vissuto una fase di instabilità decisamente più “dinamica” e convettiva. Nel comune di Hachem, nella provincia di Mascara, nella serata di ieri si sono sviluppati rovesci temporaleschi intensi, accompagnati da grandinate localizzate.

In questi casi, l’impatto non è solo legato alla pioggia, ma soprattutto alla sua concentrazione in tempi brevissimi: precipitazioni forti su suoli già saturi o poco permeabili possono generare una risposta idrologica rapidissima. È proprio ciò che è accaduto lungo il Wadi Haddad, dove l’acqua ha mostrato un aumento improvviso della portata, causando allagamenti e scorrimenti vigorosi nei bacini limitrofi.
Perché succede: la “firma” del ciclone sul Mediterraneo occidentale
Questo doppio scenario — mareggiate sulla costa e temporali severi nell’interno — è coerente con la presenza di una circolazione depressionaria attiva sul Mediterraneo occidentale. Un minimo barico ben strutturato, infatti, può:
- intensificare la ventilazione costiera, aumentando il gradiente di pressione e quindi il moto ondoso;
- favorire convergenze e instabilità nelle aree interne, dove l’orografia e il riscaldamento diurno contribuiscono allo sviluppo di celle temporalesche.
Attenzione nelle prossime ore
In un contesto del genere, la criticità non riguarda soltanto il picco del fenomeno, ma anche la sua persistenza: mare molto agitato e temporali autorigeneranti possono mantenere elevato il rischio per diverse ore. La raccomandazione operativa resta quella più semplice e concreta: evitare gli spostamenti non necessari nelle aree costiere esposte e prestare massima prudenza lungo wadi e zone depresse dell’entroterra, dove le piene improvvise possono diventare estremamente pericolose.


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