Maltempo Francia, inverno da record: oltre 1500 mm sulle Cévennes e piogge fino al doppio della norma nel trimestre 2025-2026

Il persistente flusso umido da sud e sud-ovest, combinato con lo sbarramento orografico su Cévennes e Corsica, ha amplificato l’intensità delle precipitazioni, generando un trimestre tra i più piovosi degli ultimi decenni in diverse aree montuose

La graduale attenuazione della lunga fase perturbata che ha interessato la Francia consente di tracciare un primo bilancio dell’inverno meteorologico 2025-2026, ormai prossimo alla conclusione. I dati pluviometrici raccolti dalle reti ufficiali mostrano un quadro inequivocabile: si è trattato di un trimestre caratterizzato da una persistente anomalia positiva delle precipitazioni, con accumuli che in alcune aree hanno raggiunto livelli raramente osservati negli ultimi decenni.

Nel corso dell’inverno, poco meno di trenta stazioni hanno superato la soglia dei 1000 millimetri di pioggia, con valori massimi che si sono avvicinati ai 1500 millimetri sui rilievi delle Cévennes dell’Ardèche. Numeri di questa portata sono tipici delle configurazioni più favorevoli alle correnti umide meridionali, quando flussi da sud o sud-ovest, carichi di vapore acqueo, impattano contro i rilievi generando precipitazioni persistenti e di forte intensità per effetto dello sbarramento orografico.

Accumuli pluviometrici Francia

Non a caso, i quantitativi più elevati si concentrano proprio sui massicci delle Cévennes e sui rilievi della Corsica, aree notoriamente esposte a questo tipo di dinamiche. In presenza di sistemi depressionari stazionari o in lento movimento, le strutture frontali e le linee di convergenza hanno più volte insistito sugli stessi settori, favorendo episodi di piogge abbondanti e di lunga durata. La reiterazione degli eventi ha amplificato il bilancio finale, più ancora della singola intensità di ciascun episodio.

Sulle restanti regioni i totali trimestrali risultano generalmente compresi tra 600 e 900 millimetri, con valori inferiori sulle pianure e nei bacini interni meno direttamente esposti ai flussi umidi. In queste zone il surplus non è stato determinato da eventi eccezionali isolati, bensì da una sequenza quasi continua di perturbazioni, che ha garantito una frequenza elevata di giorni piovosi e un apporto costante di precipitazioni.

Dal punto di vista climatico, molte stazioni di media montagna chiuderanno il trimestre con surplus compresi tra il 30% e il 60% rispetto alla norma 1991-2020. Alle quote più elevate delle Cévennes e della Corsica si registrano localmente accumuli prossimi o superiori al doppio della media stagionale, a conferma di un inverno contraddistinto da una marcata componente umida.

Questo bilancio preliminare evidenzia come la combinazione tra persistenza del flusso atlantico e configurazioni favorevoli allo sbarramento orografico abbia giocato un ruolo determinante. Nelle prossime settimane l’analisi dettagliata delle serie storiche consentirà di collocare con maggiore precisione l’inverno 2025-2026 nel contesto climatologico degli ultimi decenni, offrendo un quadro più completo dell’eccezionalità (o meno) della stagione appena trascorsa.