Maltempo, il Lungomare di Reggio Calabria umiliato dall’incuria: 14 giorni di abbandono dopo la mareggiata | FOTO

Mentre il sole splende e i turisti affollano la città, il "chilometro più bello d'Italia" resta sepolto dalla sabbia e dai detriti della mareggiata del 13 febbraio, testimoniando un'inerzia amministrativa che fa più danni del maltempo

  • lungomare reggio calabria 27 febbraio 2026 due settimane dopo danni maltempo mareggiata
    foto di Salvatore Dato © MeteoWeb
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Sono passate esattamente due settimane da quel venerdì 13 febbraio, quando la furia dello Stretto si è abbattuta con violenza inaudita sul litorale reggino. Quattordici giorni sono un tempo infinito per una città che ambisce a essere meta turistica internazionale, eppure, passeggiando oggi sul Lungomare Falcomatà, sembra che la tempesta sia passata solo poche ore fa. Il panorama che si presenta agli occhi dei cittadini e dei visitatori è desolante: i celebri sampietrini sono saltati in più punti, creando crateri pericolosi, mentre tonnellate di sabbia, pietrisco e detriti marini ricoprono ancora ampie porzioni della passeggiata. Non si tratta di un danno strutturale impossibile da arginare nell’immediato, ma di una totale assenza di manutenzione ordinaria e di pulizia straordinaria. Il Comune e le autorità competenti sembrano essere sprofondati in un letargo ingiustificabile, lasciando che il simbolo identitario di Reggio Calabria versi in uno stato di degrado assoluto.

Lo sconcerto dei turisti davanti allo scempio del patrimonio reggino

In questi giorni di splendido sole, la città è viva. Grazie anche al massiccio afflusso di turisti arrivati con i nuovi voli Ryanair, le strade del centro sono piene di persone desiderose di scoprire le bellezze locali. Tuttavia, l’entusiasmo si trasforma rapidamente in sbigottimento non appena questi visitatori raggiungono il mare. Le foto scattate sul posto parlano chiaro: l’Arena dello Stretto, uno dei teatri all’aperto più suggestivi del Mediterraneo, è ridotta a una discarica di sabbia e rifiuti trascinati dalle onde. Le transenne, posizionate frettolosamente intorno alle buche, sono l’unico segno di un intervento che ha il sapore amaro della resa piuttosto che quello della ricostruzione. È paradossale e quasi masochistico che una città che investe per attrarre visitatori si presenti poi con il suo “salotto buono” completamente devastato e sporco, come se l’amministrazione remasse deliberatamente contro il proprio territorio.

Il confronto impietoso con la provincia e la paralisi di Reggio

Ciò che rende la situazione ancora più inaccettabile è il confronto con le realtà limitrofe. Mentre Reggio Calabria è paralizzata, i piccoli comuni della provincia e delle altre zone costiere calabresi e siciliane si sono rimboccati le maniche sin dal primo giorno. Persino il lungomare di Melito Porto Salvo, che è stato letteralmente inghiottito dalla furia del mare perdendo interi tratti di strada e marciapiedi, oggi appare più decoroso e fruibile rispetto a quello del capoluogo. Lì i lavori sono partiti, le ruspe si sono mosse, la pulizia è stata effettuata. A Reggio, invece, non è stato spostato neanche un granello di sabbia. Questa differenza di reattività dimostra che il problema non è la mancanza di fondi o la gravità dell’evento meteorologico, ma una cronica incapacità gestionale e una mancanza di amore per la città da parte di chi dovrebbe tutelarla.

Quando l’incuria politica distrugge più della furia degli elementi

La mareggiata è un fenomeno naturale, inevitabile e potente, ma l’abbandono è una scelta politica. Quattordici giorni di silenzio e immobilità sono la prova tangibile di quanto il degrado amministrativo possa essere più erosivo del sale marino. È vergognoso constatare che, nonostante la città stia vivendo una stagione di rilancio grazie ai flussi turistici, chi governa non senta il dovere morale di restituire dignità al Lungomare. Non servono grandi progetti per rimuovere la sabbia o per riposizionare i sampietrini, serve solo la volontà di agire. Oggi Reggio Calabria non è vittima del maltempo, ma dell’indifferenza di chi la gestisce, offrendo al mondo una testimonianza di decadenza che offende la bellezza millenaria di questa terra.