Una violenta fase di maltempo ha colpito la scorsa notte il Nord del Marocco, con effetti particolarmente rilevanti lungo la fascia costiera affacciata sullo Stretto di Gibilterra. Alla base dell’evento c’è stata una profonda depressione atlantica, risalita dall’oceano verso il settore nord-occidentale marocchino, che ha trovato condizioni ideali per intensificarsi a ridosso delle coste tra Atlantico e Mediterraneo. Il minimo barico, posizionato tra il largo e l’area di Tangeri, ha attivato una struttura perturbata estremamente dinamica, caratterizzata da una linea temporalesca organizzata che ha attraversato la città e le aree limitrofe nel corso della giornata. Il passaggio della linea convettiva è stato accompagnato da rovesci di eccezionale intensità, raffiche di vento violente e, in alcuni quartieri, da episodi di grandine, segno di una forte instabilità verticale dell’atmosfera.
Dal punto di vista meteorologico, il sistema ha sfruttato un forte gradiente termico tra le acque relativamente più calde dell’oceano e l’aria più fredda in quota associata alla saccatura atlantica. A questo si è aggiunta una marcata wind shear, favorevole allo sviluppo di celle temporalesche persistenti e a tratti rigeneranti. Le precipitazioni, concentrate in un arco temporale molto breve, hanno raggiunto accumuli rilevanti, sufficienti a provocare allagamenti diffusi, difficoltà alla viabilità urbana e disagi alle infrastrutture portuali strategiche dello Stretto.
Le testimonianze dal territorio descrivono una fase di maltempo improvvisa e intensa, con visibilità drasticamente ridotta, strade trasformate in canali di scorrimento e condizioni proibitive per la circolazione. Anche le zone interne del nord marocchino hanno risentito dell’evento, con segnalazioni di piene improvvise e problemi ai collegamenti.
Questo episodio rappresenta un caso emblematico di interazione tra dinamiche atlantiche e orografia nord-africana, in cui il flusso umido sud-occidentale, forzato a sollevarsi lungo le coste e i rilievi del Rif, ha amplificato i fenomeni. Situazioni di questo tipo, più probabili nelle stagioni di transizione, confermano come il Mediterraneo occidentale e le aree di confine tra oceano e continente siano particolarmente esposte a eventi meteo estremi ad alto impatto, che richiedono un monitoraggio costante e una comunicazione tempestiva del rischio.



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