La prima metà di febbraio 2026 sta mostrando un segnale molto interessante sul piano climatico e meteorologico: alla Stazione Amundsen-Scott, nel cuore del Polo Sud geografico, si è consolidata una fase di freddo anomalo che spicca nettamente persino per gli standard estremi dell’altopiano antartico. Nel periodo 1–14 febbraio, la temperatura media osservata è stata di circa -40,1°C, un valore che risulta quasi 3°C più basso rispetto alla climatologia storica 1958-1997 per la stessa finestra temporale. In un ambiente dove il freddo è la norma, uno scarto del genere non è affatto trascurabile: significa che sull’Antartide interna è rimasta intrappolata una massa d’aria eccezionalmente gelida, compatta e persistente, capace di mantenere il plateau su livelli termici decisamente inferiori alla media.
Dal punto di vista fisico, questo tipo di configurazione è spesso legato a una combinazione di fattori molto specifici: raffreddamento radiativo efficiente, atmosfera estremamente secca, scarsa turbolenza e soprattutto limitata avvezione di aria “meno fredda” dai margini costieri. Quando il sistema di circolazione in quota favorisce l’isolamento del nucleo polare, il freddo non viene “diluito” e può accumularsi giorno dopo giorno, mantenendo la calotta in un regime termico più severo del normale.

Pur restando ancora lontano dai record assoluti mensili (che nella serie storica appartengono a febbraio come 1973 e 1994, con medie prossime a -44/-45 °C), l’andamento attuale colloca questo febbraio tra quelli più rilevanti degli ultimi decenni, almeno per la prima parte del mese.
Episodi come questo sono preziosi perché ricordano un punto chiave spesso sottovalutato: anche in un clima globale in riscaldamento, l’atmosfera continua a produrre estremi freddi regionali, soprattutto in aree dove la dinamica radiativa e l’isolamento geografico possono amplificare le anomalie. In altre parole, il Polo Sud sta vivendo un febbraio che, finora, assomiglia più a un “ritorno” delle configurazioni più rigide del passato che a una semplice variabilità ordinaria.


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