Quella osservata oggi in Francia non è stata una semplice giornata mite di fine inverno, ma una fiammata termica di portata storica che riscrive le statistiche climatologiche del Paese. L’indicatore termico nazionale delle massime ha raggiunto i +19,05°C, superando i +18,33°C del giorno precedente e contendendo al 27 febbraio 2019 il primato di giornata invernale più calda dell’era moderna. Nonostante il calendario indichi ancora febbraio, i termometri lungo la fascia atlantica e nel Sud-Ovest della Francia hanno registrato valori tipici di inizio estate. L’anomalia termica nazionale ha toccato +7,67°C rispetto alle medie climatiche, con scarti locali fino a +13/+14°C sopra norma.
In termini pratici, significa ritrovarsi con temperature da maniche corte in un periodo dell’anno che dovrebbe richiedere cappotti pesanti: un salto stagionale improvviso che fotografa la portata dell’evento.
Rete StatIC: record polverizzati tra Lande e Pirenei Atlantici
I dati della rete StatIC confermano l’eccezionalità del fenomeno. Il nucleo più caldo si è concentrato tra le Lande e i Pirenei Atlantici, con temperature che hanno superato diffusamente i +25°C:
- Léon (40): +27,9°C – Valore da piena estate.
- Moliets-et-Maa (40): +27,3°C.
- Hendaye (64): +27,2°C – Record eccezionale per una località costiera a febbraio.
- Sainte-Feyre (23): +24,5°C – Il caldo ha raggiunto anche il Massiccio Centrale.

Il confronto con il 2019: un nuovo capitolo climatico
Il 27 febbraio 2019 resta il riferimento storico con +28,1°C ad Aïcirits. Tuttavia, l’episodio attuale si distingue per la sua persistenza e per la frequenza con cui nuovi record vengono avvicinati o superati. Eventi analoghi si sono già verificati nel 2020, 2023, 2024, 2025 e 2026, delineando una sequenza che riduce la natura “eccezionale” del fenomeno.
Analisi climatologica: perché i record cadono così facilmente?
La crescente facilità con cui i primati storici vengono superati è coerente con le evidenze degli studi di attribuzione climatica. Il riscaldamento globale di origine antropica ha progressivamente spostato verso l’alto l’intera distribuzione delle temperature medie.
Ciò implica che valori un tempo considerati estremi e rari siano oggi più probabili. Non si tratta semplicemente di meteo anomalo, ma della manifestazione di una trasformazione strutturale del clima europeo, con inverni sempre più ibridi e confini stagionali meno definiti, potenzialmente critici per ecosistemi e attività economiche.


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