Il calendario segna febbraio, ma il termometro oggi a Ohlsbach, in Germania, ha registrato +23°C: un valore straordinario per la stagione invernale. Questo picco non è un caso isolato, ma il risultato di una configurazione meteo denominata ‘Blocco a Omega’. Una struttura che crea un’anomalia termica che, se da un lato risparmia l’Italia grazie alle Alpi, dall’altro mette in serio pericolo l’agricoltura europea con il fenomeno della ‘Falsa Primavera’. La causa principale è l’espansione imponente dell’Anticiclone delle Azzorre, che si è proiettato verso l’Europa occidentale e centrale.
Questa configurazione barica “intrappola” la massa d’aria calda, costringendola a stazionare e intensificarsi. Sulla superficie isobarica di 850 hPa (circa 1500 metri di quota), si sono registrate anomalie termiche spaventose, tra i 12 e i 15 °C sopra la norma. Una massima di +23°C a fine febbraio in Germania equivale a un pomeriggio di fine aprile o inizio maggio. Parliamo di un salto temporale di due mesi in avanti.

Mentre però Francia, Benelux e Germania vivevano il picco del caldo, l’Italia ha goduto di una situazione diversa. Nonostante la mitezza di questi ultimi giorni, la nostra Penisola non è stata interessata in pieno dal cuore caldo dell’anticiclone. L’arco alpino ha infatti agito come una vera e propria barriera, limitando la penetrazione delle masse d’aria più calde. Questo ha evitato che i record estremi registrati oltre confine si replicassero con la stessa intensità sia al Nord che al Centro.
Mentre per la maggior parte delle persone un pomeriggio a +23°C nel mese di febbraio può apparire come un piacevole anticipo di primavera, per il mondo vegetale invece si tratta di un segnale potenzialmente catastrofico. Questo fenomeno innesca una serie di reazioni a catena che mettono a rischio i raccolti di mezza Europa.
Le temperature così elevate accelerano i processi fisiologici delle piante, portandole a interrompere il riposo vegetativo con settimane d’anticipo. Bisogna sapere che le piante misurano il calore attraverso i cosiddetti GDD (Growing Degree Days). Un picco di +15°C sopra la media “inganna” i recettori termici, avviando la circolazione della linfa e la successiva gemmazione.
Per di più, una pianta che ha già iniziato la fioritura è estremamente fragile. Se, come spesso accade a marzo o aprile, dovessero verificarsi irruzioni di aria fredda, le gemme verrebbero letteralmente distrutte. Il problema, però, non sarebbe il gelo tardivo. Il caldo anomalo, infatti, aumenta l’evapotraspirazione del suolo, riducendo le riserve idriche proprio nel momento in cui la pianta ne avrebbe più bisogno per la crescita. Gli insetti impollinatori potrebbero non essere ancora attivi quando i fiori sbocciano, compromettendo la fecondazione. Per di più, le temperature miti permettono a larve e agenti patogeni di sopravvivere più facilmente all’inverno, anticipando le infestazioni primaverili.



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