Meteo, gelo in Groenlandia: si potrebbe tornare vicinissimi ai -69,6 °C del 1991, il valore più basso mai certificato nell’emisfero settentrionale

Le proiezioni modellistiche indicano valori prossimi ai −67 °C sulla sommità della calotta glaciale groenlandese, a pochi gradi dal record assoluto dell’emisfero nord registrato nel 1991

Una delle aree più remote e climaticamente estreme del pianeta è tornata al centro dell’attenzione scientifica. La calotta glaciale della Groenlandia sta vivendo in questi giorni un episodio di raffreddamento molto intenso, con proiezioni modellistiche che indicano valori prossimi ai −67 °C sulla sommità del plateau centrale. Numeri che, pur non superando il primato assoluto dell’emisfero nord, richiamano inevitabilmente alla memoria il record storico di −69,6 °C misurato il 22 dicembre 1991 presso la stazione automatica Klinck AWS, riconosciuto ufficialmente dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM/WMO) e dal Guinness World Records.

Perché la Groenlandia può scendere sotto i −65 °C

Il cuore della calotta groenlandese è un ambiente unico: altitudini elevate, superficie nevosa permanente ad altissima riflettività (albedo) e aria estremamente secca. In presenza di cielo sereno, vento debole e forte stabilità atmosferica, si attiva un raffreddamento radiativo molto efficiente. La colonna d’aria nei bassi strati può disaccoppiarsi dal flusso sovrastante (decoupling), isolandosi e raffreddandosi progressivamente per irraggiamento notturno.

In queste condizioni, la temperatura può precipitare di decine di gradi sotto la media stagionale. Tuttavia, va evidenziato che i modelli numerici globali tendono talvolta a enfatizzare l’intensità del raffreddamento in contesti di forte stabilità, soprattutto quando la turbolenza nei bassi strati è minima. Per questo motivo, le stime prossime ai −67 °C devono essere considerate con cautela fino alla verifica osservativa.

Record sì o record no? La questione delle certificazioni

Anche qualora si registrassero valori eccezionali, un eventuale primato può essere riconosciuto solo a precise condizioni: strumentazione calibrata secondo standard internazionali, installazione conforme ai criteri di esposizione e una successiva validazione ufficiale da parte dell’OMM/WMO. Misure isolate, non certificate o derivate esclusivamente da output modellistici non hanno valore ai fini del record.

Il primato del 1991 a Klinck AWS resta quindi il riferimento per l’emisfero nord. Le attuali proiezioni, pur straordinarie, risultano lievemente superiori a quel limite storico, lasciando il record formalmente intatto.

Un episodio estremo nel contesto climatico attuale

Il raffreddamento in atto rappresenta comunque un evento di rilievo, con anomalie termiche fortemente negative rispetto alla climatologia recente della calotta interna. È la dimostrazione di come, anche in un’epoca caratterizzata da riscaldamento globale, possano verificarsi episodi locali di freddo estremo legati a configurazioni sinottiche favorevoli e a dinamiche radiative molto efficienti.

La Groenlandia centrale rimane uno dei pochi luoghi dell’emisfero settentrionale dove la combinazione di altitudine, isolamento e condizioni radiative può ancora produrre temperature prossime ai limiti dell’atmosfera terrestre. Non è (per ora) un nuovo record, ma è senza dubbio un evento eccezionale che merita attenzione scientifica e monitoraggio costante.