Meteo, il paradosso dell’inverno 2025/26: blocking presente, jet stream basso, ma Regno Unito ancora mite. Ecco la spiegazione

Meteo, non è bastata la presenza di blocking alle alte latitudini: la posizione delle onde planetarie ha spostato il freddo verso altre aree, lasciando l’Europa occidentale in una zona grigia

Negli inverni moderni, uno degli aspetti più interessanti — e spesso sottovalutati dal grande pubblico — è la differenza tra previsione stagionale “a scala emisferica” e risultato reale a scala regionale. La stagione 2025/26 sul Regno Unito è un caso da manuale: la previsione generale ha centrato il quadro, ma i dettagli locali hanno seguito una strada diversa. La tendenza elaborata a fine ottobre indicava due elementi principali: un getto atlantico mediamente più basso di latitudine e una maggiore probabilità di blocchi anticiclonici alle alte latitudini. A posteriori, il segnale sinottico è effettivamente emerso: le anomalie di pressione al livello del mare (MSLP) mostrano un assetto più “bloccato” del normale, con le depressioni spesso costrette a scorrere su traiettorie meridionali rispetto alla climatologia.

Questo, in meteorologia, è un punto cruciale: significa che la previsione non era basata su sensazioni o analogie, ma su un’impostazione dinamica coerente con un approccio teleconnettivo (schema GSDM e indici di larga scala). In termini pratici: il pattern si è comportato come previsto.

Eppure, sul piano regionale, il Regno Unito è rimasto spesso sul lato mite della circolazione. I dati medi mensili parlano chiaro: dicembre ha chiuso ben sopra media, gennaio è risultato perturbato ma non freddo, e anche la prima parte di febbraio ha mostrato anomalie positive marcate. In particolare, gennaio si è distinto più per la persistenza delle perturbazioni e per i quantitativi di pioggia eccezionali in alcune aree, che per un vero raffreddamento strutturato.

Un altro elemento determinante è stato l’andamento stratosferico. Non si è verificato un Major SSW pienamente sviluppato, ma piuttosto una sequenza di indebolimenti ripetuti e, soprattutto, una frequente disconnessione tra stratosfera e troposfera. Questo tipo di scenario, pur indicando stress del vortice polare, non garantisce automaticamente una risposta fredda efficace sulle medie latitudini occidentali.

Il bilancio, dunque, è doppiamente istruttivo: la meteorologia stagionale può avere skill reale sul disegno generale, ma quando si scende al livello di un singolo Paese (come il Regno Unito) entra in gioco una variabile decisiva: la posizione esatta dei blocchi e la fase delle onde planetarie. Basta uno spostamento di poche centinaia di chilometri per trasformare un inverno potenzialmente gelido in una stagione semplicemente perturbata e mite.

Ed è proprio qui che sta la lezione più importante: non è “mancata la previsione”, ma è mancato l’allineamento finale dei pattern nel punto giusto. E in meteorologia, spesso, è tutto.