Le ultime elaborazioni del modello ECMWF indicano uno scenario che si discosta dall’ipotesi classica di un riscaldamento stratosferico maggiore (SSW) netto e improvviso. La tendenza più accreditata è quella di un vortice polare stratosferico indebolito o temporaneamente invertito, con caratteristiche moderate ma persistenti nella seconda decade di febbraio. Si tratta di una configurazione meno spettacolare, ma potenzialmente più insidiosa dal punto di vista degli effetti a medio termine.
Il segnale dell’ensemble ECMWF
L’analisi dei plume stratosferici mostra un ampio ventaglio di membri che portano il vento zonale medio a 10 hPa e 60°N in prossimità dello zero, con diversi scenari che scendono sotto la soglia dei 0 m/s. Tuttavia, la media ensemble tende a rimanere appena sotto o attorno a questo valore critico prima di risalire verso deboli correnti occidentali.

Questo comportamento suggerisce la presenza di reversal parziali o superficiali, piuttosto che un’unica inversione profonda e duratura, tipica di un major SSW. In sostanza, il vortice appare disturbato e vulnerabile, ma non ancora completamente spezzato in due lobi ben definiti.
Perché un’inversione debole ha effetti incerti al suolo
Quando l’inversione dei venti stratosferici risulta debole o di breve durata, la risposta troposferica tende a essere discontinua. In questi casi, non è automatico l’innesco di blocchi groenlandesi o di una fase di NAO negativa strutturata.
Gli effetti sull’Europa dipendono in larga misura dal contesto preesistente del getto atlantico: se il flusso resta teso e zonale, il segnale stratosferico può rimanere confinato in quota. Al contrario, un getto già ondulato facilita la discesa del segnale verso la troposfera, aumentando la probabilità di episodi freddi transitori.
L’ipotesi di un vortice debole persistente
Se i venti a 10 hPa dovessero mantenersi prossimi allo zero o negativi per più di una settimana, crescerebbe la probabilità di un indebolimento strutturale del vortice lungo l’intera colonna stratosferica. Questo scenario, pur senza un major SSW canonico, può favorire nel tempo la comparsa di regimi di blocco e una maggiore frequenza di NAO negativa.
Le analisi composite mostrano come tali configurazioni non garantiscano un esito specifico, ma aumentino le probabilità di scambi meridiani più marcati, con aria più fredda in grado di raggiungere l’Europa settentrionale e, a tratti, quella centrale.
Implicazioni per la fine dell’inverno
Un vortice polare debilitato a lungo può incidere anche sulla tempistica del passaggio stagionale verso la primavera. Se l’accoppiamento strato-tropo sarà efficace, il continente europeo potrebbe sperimentare una fase più instabile e ondulata, con un ritardo nel consolidamento di condizioni miti.
Al contrario, un’inversione incompleta o troppo rapida avrebbe effetti limitati, traducendosi al più in brevi finestre fredde tra fine febbraio e marzo, senza modificare in modo sostanziale la media stagionale.
Cosa monitorare nei prossimi giorni
- Durata dei venti prossimi o inferiori a 0 m/s a 10 hPa;
- Coinvolgimento della bassa stratosfera (50–100 hPa), cruciale per la propagazione verso il basso;
- Risposta del getto polare e degli indici come NAO e AO.
In conclusione, il messaggio che emerge dai modelli non è quello di un singolo evento estremo, ma di una fase potenzialmente duratura di vortice polare debole. Uno scenario meno immediato, ma capace di condizionare in modo significativo la circolazione europea tra fine inverno e inizio primavera.


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