Meteo, zero termico alle stelle sulle Alpi occidentali, +2°C sul Monviso a 3320 metri: aria mite in quota e rischio valanghe in aumento

Meteo, le isoterme a 850 hPa prossime a +10 °C tra Piemonte occidentale e Francia sud-orientale confermano un profilo termico anomalo su gran parte dell’arco alpino occidentale

Nel pomeriggio di oggi lo zero termico si è portato su valori tipicamente tardo-primaverili su buona parte del Nord-Ovest, raggiungendo e superando i 3000 metri sulle Alpi occidentali tra Piemonte e Valle d’Aosta. La causa è il rinforzo dell’Anticiclone delle Azzorre sull’Europa centro-occidentale, che convoglia aria molto mite in quota sopra l’arco alpino. Le elaborazioni del modello GFS indicano uno zero termico compreso tra 3200 e 3400 metri su Alpi Cozie e Alpi Marittime, con isoterme a 850 hPa prossime a +10 °C tra Piemonte occidentale e Francia sud-orientale.

Si tratta di quote più tipiche di fine aprile-inizio maggio che non dell’ultima decade di febbraio, con anomalie positive fino a +8/+10 °C rispetto alla climatologia 1991-2020 in libera atmosfera.

I dati reali su Monviso e Rifugio Quintino Sella

La stazione meteo del Monviso, posta a circa 3320 m, ha registrato nelle ore centrali valori fino a +2 °C, dopo una rapida risalita termica rispetto ai giorni scorsi in cui le temperature restavano diffusamente negative. Questo implica che la quota dello zero termico si colloca attualmente al di sopra della vetta stessa, verosimilmente tra 3400 e 3600 metri in questo settore alpino.

Stazione meteo Monviso

Ancora più significativi i dati dell’osservatorio del Rifugio Quintino Sella (circa 2650 m), dove nel pomeriggio i termometri hanno sfiorato i +9°C con umidità relativa intorno al 50%. Valori che confermano un profilo termico in libera atmosfera decisamente mite e coerente con uno zero termico oltre i 3000 metri.

Impatto sul manto nevoso e pericolo valanghe

Uno zero termico così elevato comporta un rapido indebolimento del manto nevoso, soprattutto alle quote intermedie e sui versanti più soleggiati. La neve recente e quella ancora asciutta al di sopra dei 2000–2300 metri va incontro a intensi cicli di fusione diurna e rigelo notturno, con formazione di croste da fusione-rigelo e progressiva umidificazione degli strati superficiali.

Stazione meteo Rifugio Quintino Sella

Nelle ore più calde la neve tende a diventare bagnata e pesante, favorendo distacchi spontanei di valanghe di neve umida e colate di neve fradicia lungo i canaloni ripidi. I recenti bollettini evidenziano infatti un pericolo valanghe in aumento su molte valli alpine, in particolare nei settori occidentali dove l’anomalia termica risulta più marcata.

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