Missione Artemis II: il gigante SLS affronta la “prova del freddo” al Kennedy Space Center

Il Wet Dress Rehearsal in corso non serve solo a riempire i serbatoi, ma a testare la resilienza del team di lancio di fronte agli imprevisti

Mentre le temperature in Florida scendono e i venti sferzano la costa, il programma Artemis della NASA segna un altro passo decisivo. Presso il Launch Complex 39B del Kennedy Space Center, è ufficialmente iniziato il countdown per il Wet Dress Rehearsal (WDR) di Artemis II, l’ultima grande esercitazione generale prima del lancio che porterà un equipaggio umano a orbitare intorno alla Luna. Il test, iniziato alle 02:13 ora italiana di ieri, non è una semplice esercitazione di routine, ma una complessa coreografia tecnologica progettata per mettere alla prova ogni bullone, sensore e procedura del Space Launch System (SLS), il razzo più potente mai costruito dall’agenzia.

Un cuore di ghiaccio e fuoco

Il fulcro del test è la fase di “tanking”: il caricamento di oltre 700mila galloni (circa 2,6 milioni di litri) di ossigeno liquido e idrogeno liquido negli stadi del razzo. Queste sostanze, mantenute a temperature criogeniche estreme, alimenteranno i quattro motori RS-25 e lo stadio superiore del vettore.

Nelle ultime ore, i tecnici hanno già alimentato il Core Stage (lo stadio principale) e l’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS). Anche la capsula Orion, che ospiterà gli astronauti, è rimasta accesa per contrastare le rigide temperature ambientali della Florida, mentre gli ingegneri procedono alla ricarica delle batterie di volo.

La danza del cronometro: T-minus e simulazioni di “Abort”

Il Wet Dress Rehearsal non serve solo a riempire i serbatoi, ma a testare la resilienza del team di lancio di fronte agli imprevisti. La procedura prevede infatti delle soste pianificate (i cosiddetti “hold”) e simulazioni di problemi tecnici:

  • Il “riciclo”: il team porterà il countdown fino a T-1 minuto e 30 secondi, si fermerà per 3 minuti e poi riprenderà fino a 33 secondi dal lancio simulato;
  • La procedura di scrub: a quel punto, l’orologio verrà riportato a T-10 minuti per ripetere la sequenza terminale, simulando uno scenario in cui il lancio debba essere interrotto per maltempo o guasti tecnici;
  • Lo svuotamento dei serbatoi: al termine del test, il propellente verrà drenato per testare le procedure di messa in sicurezza del razzo.

Questi passaggi assicurano che il team sia pienamente preparato per il giorno del lancio, gestendo ogni possibile variabile in un ambiente controllato.

Il ruolo dell’equipaggio (e di chi resta a terra)

Sebbene gli astronauti di Artemis II non partecipino fisicamente a questo test all’interno della capsula, la loro presenza è simulata in ogni dettaglio. Il “closeout crew” – la squadra che assiste gli astronauti fino all’ingresso nel modulo di comando – praticherà le operazioni di chiusura del portellone della capsula Orion e del sistema di abbandono del lancio (Launch Abort System).

Cosa succede ora?

Il test proseguirà fino alle prime ore del 3 febbraio. Una volta completato lo svuotamento dei serbatoi, la NASA analizzerà l’immensa mole di dati raccolti. Se tutto procederà come previsto, l’agenzia potrà finalmente fissare la data ufficiale del lancio, segnando l’inizio della prima missione con equipaggio verso lo Spazio profondo dopo oltre 50 anni.