La frana di Niscemi è “un fenomeno di enormi dimensioni e difficilmente contenibile“. Lo afferma Carmelo Monaco, professore ordinario di Geologia Strutturale, Università di Catania, docente di Rischi Geologici e referente della Società geologica italiana. Un fenomeno dovuto allo scivolamento verso valle delle argille sottostanti, “il piastrone di sabbie malcementate su cui è costruito l’abitato di Niscemi che ha causato lo scalzamento alla base delle sabbie e l’arretramento progressivo della corona di frana“. Andrebbero eseguite delle indagini approfondite per determinare esattamente la tipologia e le cause del dissesto, ma al momento “si può affermare che si tratta di una frana composta, ovvero di una combinazione tra uno scivolamento rotazionale in alto, che causa il basculamento verso monte del contatto tra argille e sabbie superiori, e uno scivolamento planare in basso, all’interno delle argille e con inclinazione verso valle, che causa lo scivolamento dell’insieme verso valle”.
Le cause
La frana mostra un coronamento lungo più di 4km ed è stata innescata probabilmente dalle infiltrazioni di acqua delle precipitazioni meteoriche avvenute nei giorni scorsi dopo un lungo periodo di siccità, di acqua di infiltrazione dalle sabbie soprastanti e di acque reflue sversate sul pendio, che insieme hanno causato l’appesantimento del terreno e la diminuzione della resistenza al taglio lungo il piano di scorrimento già esistente all’interno delle argille.
Cosa aspettarsi in futuro
Anche se la fase parossistica sembra essersi attenuata, continuano i crolli lungo il coronamento. Le abitazioni costruite sul ciglio della scarpata sono quindi ad alto rischio e “l’arretramento progressivo della corona potrebbe coinvolgere in futuro altre abitazioni retrostanti”, viene spiegato. Nell’immediato futuro ci si aspetta quindi “un arretramento per crollo della scarpata sabbiosa appena formatasi lungo il coronamento”, dove è in equilibrio precario il monumento che ricorda la chiesa delle Sante Croci, demolita dopo la frana del 1997, e ora in bilico sul nuovo coronamento franoso. Questa scarpata “tenderà infatti ad assumere un angolo di riposo minore, tra i 30 e i 45”.
In attesa di ulteriori indagini e monitoraggi, ha continuato Carmelo Monaco, “non è facile invece prevedere l’entità dell’eventuale arretramento verso l’abitato della superficie di scorrimento all’interno delle argille in profondità, per cui è stata interdetta una fascia di 150 metri dal ciglio della scarpata”.



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