Più vicini alle centrali nucleari, più alto il rischio di mortalità per cancro

Uno studio nazionale negli Stati Uniti segnala un’associazione statistica, ma invita alla cautela: servono ulteriori ricerche per chiarire il possibile legame

Le contee degli Stati Uniti situate più vicino alle centrali nucleari operative mostrano tassi di mortalità per cancro più elevati rispetto a quelle più distanti. È quanto emerge da uno studio guidato da Petros Koutrakis della Harvard T.H. Chan School of Public Health e pubblicato sulla rivista Nature Communications. La ricerca rappresenta il primo lavoro del XXI secolo che analizza, su scala nazionale, la relazione tra vicinanza agli impianti nucleari e mortalità per cancro considerando tutte le centrali e ogni contea statunitense. Gli autori precisano però che i risultati non dimostrano un rapporto di causalità, ma indicano la necessità di approfondire gli effetti sanitari dell’energia nucleare, in un periodo in cui questa fonte è sempre più discussa per contrastare il cambiamento climatico.

Gli scienziati hanno analizzato i dati di mortalità per cancro tra il 2000 e il 2018 usando un modello statistico di “prossimità continua”, capace di stimare l’impatto cumulativo di più centrali vicine. Le informazioni sugli impianti provengono dalla U.S. Energy Information Administration, mentre i dati sanitari sono stati forniti dai Centers for Disease Control and Prevention.

Secondo le stime, circa 115mila decessi per cancro nel periodo studiato – circa 6.400 l’anno – potrebbero essere associati alla vicinanza agli impianti, con un effetto più evidente tra gli anziani. Tra i limiti indicati: l’assenza di misurazioni dirette delle radiazioni e l’ipotesi di un impatto uniforme tra centrali diverse.