I terremoti non sono un fenomeno limitato alla crosta terrestre. Una nuova ricerca scientifica ha infatti dimostrato che scosse sismiche, seppur molto rare e difficili da rilevare, possono originarsi anche nel mantello, lo spesso strato roccioso che si trova sotto la crosta e che costituisce gran parte dell’interno del pianeta. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, è stato condotto dai ricercatori Shiqi Wang e Simon Klemperer della Stanford University e rappresenta la prima mappatura globale dei cosiddetti “terremoti del mantello continentale“. Si tratta di eventi che si verificano a profondità maggiori rispetto ai terremoti tradizionali e che, proprio per questo, non provocano generalmente effetti rilevanti in superficie.
Nonostante la loro apparente irrilevanza dal punto di vista del rischio sismico diretto, questi fenomeni sono considerati estremamente importanti per la comprensione dei processi geologici profondi. Secondo gli autori della ricerca, infatti, lo studio di tali eventi offre una nuova finestra sulla struttura interna della Terra e sui meccanismi che regolano l’attività sismica.
Per individuare questi terremoti, i ricercatori hanno analizzato dati provenienti da stazioni sismiche distribuite in tutto il mondo. Partendo da un database contenente oltre 46mila eventi sismici registrati dal 1990 a oggi, Wang e Klemperer sono riusciti a isolare 459 terremoti attribuibili al mantello. I risultati mostrano che questi eventi sono diffusi a livello globale, ma tendono a concentrarsi in specifiche aree geografiche, in particolare nella regione himalayana e nello Stretto di Bering, tra Asia e Nord America.
Una delle principali innovazioni dello studio riguarda il metodo utilizzato per distinguere i terremoti del mantello da quelli che si verificano nella crosta terrestre. I ricercatori hanno sviluppato una tecnica basata sul confronto tra diversi tipi di onde sismiche generate dai terremoti. Analizzando il rapporto tra le onde che si propagano nel mantello superiore e quelle che viaggiano nella crosta, è stato possibile determinare con maggiore precisione l’origine profonda di questi eventi.
Fino a pochi anni fa, l’idea che il mantello, caratterizzato da temperature elevate e da una consistenza semisolida, potesse generare terremoti era oggetto di acceso dibattito nella comunità scientifica. Oggi, spiegano gli studiosi, sta emergendo un consenso sempre più solido sulla reale esistenza di questi fenomeni, sebbene si verifichino con una frequenza circa 100 volte inferiore rispetto ai terremoti crostali.
Comprendere meglio i terremoti del mantello potrebbe avere importanti ricadute scientifiche. In particolare, lo studio potrebbe contribuire a chiarire il funzionamento del confine tra crosta e mantello, noto come discontinuità di Mohorovičić, una zona fondamentale per comprendere la dinamica interna del pianeta. Inoltre, una conoscenza più approfondita dei processi sismici profondi potrebbe migliorare i modelli utilizzati per studiare e prevedere i terremoti più superficiali e potenzialmente distruttivi.


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