Il sito archeologico di Gomolava, situato nell’attuale Serbia settentrionale lungo le rive del fiume Sava, ha restituito una delle testimonianze più drammatiche e significative della violenza collettiva nella preistoria europea. Un recente studio multidisciplinare pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Human Behaviour ha analizzato i resti di una vasta fossa comune risalente al IX secolo a.C., rivelando che l’evento non fu un massacro indiscriminato, ma un atto di violenza selettiva rivolto quasi esclusivamente a donne e bambini. Questa ricerca, coordinata da un team internazionale guidato da Linda Fibiger dell’Università di Edimburgo e Barry Molloy dell’University College Dublin, insieme a specialisti come Hannes Schroeder e Miren Iraeta-Orbegozo, getta nuova luce sulla complessità delle relazioni di genere e sulle strategie di potere durante la prima Età del Ferro nel bacino dei Carpazi.
Una demografia della vittimizzazione senza precedenti in Europa
L’analisi bioarcheologica condotta su 77 individui estratti da un unico evento di sepoltura ha mostrato una composizione demografica del tutto eccezionale per il periodo. Ben il 71% delle vittime il cui sesso è stato determinato era di sesso femminile, mentre oltre la metà dell’intero gruppo era composto da bambini e adolescenti. A differenza di altre fosse comuni del Neolitico o dell’Età del Bronzo, dove le uccisioni apparivano spesso casuali o legate a scontri tra combattenti maschi, Gomolava presenta un pregiudizio demografico intenzionale. I ricercatori sottolineano che questa selezione deliberata di individui vulnerabili, fondamentali per la riproduzione e il futuro delle comunità, rappresentava un atto calcolato per annientare i legami di stirpe e frammentare il tessuto sociale di un’intera regione.
Le prove di una violenza brutale ed efficiente
Le analisi dei resti ossei hanno rivelato tracce inequivocabili di traumi peri-mortem, ovvero lesioni letali avvenute al momento della morte che non presentano segni di guarigione. La maggior parte di questi colpi è stata inferta alla testa con armi da impatto contundente o proiettili come quelli delle fionde, colpendo prevalentemente il lato destro, la parte superiore o il retro del cranio. La distribuzione delle ferite suggerisce che le vittime non fossero impegnate in un combattimento frontale alla pari, ma che si trovassero in una posizione di svantaggio, forse in fuga o già a terra, mentre gli aggressori potevano essere a cavallo o comunque in una posizione di superiorità fisica. La presenza di ferite da difesa e di punte di freccia suggerisce scenari di resistenza disperata e tentativi di fuga falliti prima dell’esecuzione finale.
Una comunità translocale colpita al cuore
Grazie alle analisi del DNA antico e degli isotopi dello stronzio, lo studio ha dimostrato che le persone sepolte insieme non appartenevano a un unico nucleo familiare o a un piccolo insediamento isolato. Al contrario, la maggior parte degli individui era geneticamente non correlata, rappresentando un campione casuale di una popolazione regionale più ampia, stimata tra i 10.000 e i 14.000 individui. I dati isotopici confermano origini geografiche disparate e diete variegate, suggerendo che le vittime provenissero da diverse comunità collegate tra loro in una rete translocale. Questo significa che l’atto di violenza non colpì un solo villaggio, ma fu un attacco strategico volto a destabilizzare un intero sistema di alleanze e scambi nel bacino pannonico meridionale.
Il valore simbolico del massacro e la memoria collettiva
Il luogo scelto per la sepoltura, un antico tell occupato per millenni, non fu casuale: Gomolava era un punto di riferimento nel paesaggio sociale e un centro di memoria ancestrale. Nonostante la brutalità dell’evento, la deposizione dei corpi fu accurata e accompagnata da offerte simboliche, come vasi ceramici, ornamenti in bronzo e resti di animali sacrificati, il che indica un rito di commemorazione organizzato. Gli studiosi ipotizzano che il massacro sia avvenuto in un periodo di forti tensioni per il controllo delle terre tra gruppi sedentari e popolazioni nomadi in movimento. Uccidere e seppellire solennemente le donne e i bambini di un rivale significava non solo eliminare una risorsa economica e riproduttiva, ma inviare un messaggio duraturo di dominio psicologico e ricalibrare i rapporti di potere nella regione.



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