L’era delle mega-costellazioni satellitari e dei lanci commerciali frequenti ha ufficialmente aperto un nuovo fronte di preoccupazione ambientale che si estende ben oltre la superficie terrestre. Per la prima volta nella storia della ricerca scientifica, un team di ricercatori è riuscito a collegare in modo inequivocabile la presenza di inquinanti metallici nell’alta atmosfera al rientro incontrollato di un componente aerospaziale specifico. Lo studio, intitolato Measurement of a lithium plume from the uncontrolled re-entry of a Falcon 9 rocket e pubblicato sulla prestigiosa rivista Communications Earth & Environment, documenta l’osservazione di una nube di litio atomico generata dalla distruzione termica di uno stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX. Questa scoperta trasforma un sospetto teorico in una certezza osservativa: le attività umane in orbita stanno lasciando un’impronta chimica indelebile negli strati più fragili della nostra atmosfera.
La sentinella laser che ha catturato l’impronta di SpaceX
Il cuore di questa scoperta risiede nelle misurazioni effettuate tramite un sofisticato strumento di telerilevamento laser noto come lidar a risonanza, situato a Kühlungsborn, in Germania. Durante la notte tra il 19 e il 20 febbraio 2025, il sistema ha rilevato un’anomalia senza precedenti a un’altitudine di circa 96 chilometri. Improvvisamente, la densità di atomi di litio è aumentata di dieci volte rispetto ai valori basali naturali, formando un pennacchio compresso verticalmente tra i 94,5 e i 96,8 chilometri di quota. Il team di ricerca, guidato dal ricercatore Robin Wing del Leibniz Institute of Atmospheric Physics e composto da eminenti studiosi come il fisico Michael Gerding, il chimico John M. C. Plane dell’Università di Leeds e la geofisica Claudia Stolle, ha monitorato questo evento per circa 40 minuti, catturando dati cruciali prima che la strumentazione esaurisse il reagente necessario per il laser.


Dalle coste dell’Irlanda alla Germania il viaggio dei detriti vaporizzati
Per confermare l’origine di questo improvviso picco di inquinamento, gli scienziati hanno utilizzato modelli avanzati di circolazione globale, tra cui l’estensione per l’alta atmosfera del modello UA-ICON. Attraverso l’analisi delle traiettorie a ritroso, supportata dalle misurazioni del vento in tempo reale effettuate da radar meteorici, i ricercatori hanno tracciato il percorso della massa d’aria carica di litio. I risultati hanno rivelato che il pennacchio ha avuto origine circa 20 ore prima, a ovest dell’Irlanda, esattamente lungo la traiettoria di rientro del secondo stadio di un razzo Falcon 9. Il veicolo era rientrato nell’atmosfera intorno alle 03:42 UTC del 19 febbraio 2025, disintegrandosi in una palla di fuoco visibile in tutta l’Europa centrale e lasciando dietro di sé una scia di vapore metallico che ha viaggiato per oltre 1.600 chilometri prima di essere intercettata dai sensori tedeschi.

Perché il litio è il tracciante perfetto dell’attività antropica
La scelta del litio come indicatore di inquinamento non è stata casuale. In natura, questo metallo è presente nell’alta atmosfera solo in quantità infinitesimali derivanti dall’ablazione di meteoroidi naturali. Al contrario, un singolo stadio superiore di un Falcon 9 contiene circa 30 chilogrammi di litio, integrato nelle leghe di alluminio-litio utilizzate per i serbatoi del carburante. Lo studio dimostra che il processo di ablazione dei detriti spaziali inizia già a 100 chilometri di altitudine, una quota molto superiore a quanto precedentemente ipotizzato. Attraverso il Leeds Chemical Ablation Model, gli autori hanno calcolato che il punto di fusione della struttura del razzo viene raggiunto a circa 98,2 chilometri, momento in cui il litio vaporizza rapidamente ed entra a far parte della composizione chimica della Mesosfera e Bassa Termosfera (MLT).

Esclusione delle cause naturali e rischi per lo strato di ozono
Uno degli aspetti più rigorosi della ricerca è stata l’esclusione sistematica di ogni possibile origine naturale. I ricercatori hanno analizzato le condizioni geomagnetiche e l’attività della ionosfera tramite la stazione di Juliusruh, confermando l’assenza di tempeste solari o fenomeni di strati E sporadici che avrebbero potuto spiegare un simile aumento di atomi neutri. Questa precisione analitica sottolinea la gravità della situazione: l’inquinamento da spazio è una realtà misurabile. Gli autori avvertono che, con la crescita esponenziale delle mega-costellazioni satellitari, l’immissione di metalli esotici come alluminio, rame e litio potrebbe alterare la chimica dell’ozono stratosferico, influenzare la formazione di nubi polari e disturbare il bilancio radiativo del pianeta in modi ancora non del tutto compresi dalla scienza moderna.



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