di Mario Pileggi, geologo, Consiglio Nazionale Amici della Terra – L’Italia è un Paese costruito in profondità. In superficie, città, borghi e paesaggi che raccontano secoli di storia, arte e trasformazioni urbane. Nel sottosuolo, una trama continua e silenziosa di rocce, sedimenti, acque sotterranee e calore naturale. È in questo spazio nascosto, raramente evocato nel dibattito pubblico, che scorre una delle risorse energetiche più diffuse e meno valorizzate del Bel Paese: l’energia geotermica a bassa entalpia. Quando si parla di transizione energetica, l’attenzione si concentra quasi sempre su ciò che è visibile: pannelli fotovoltaici sui tetti, impianti eolici nelle aree aperte, grandi infrastrutture percepibili nel paesaggio. Raramente lo sguardo si rivolge verso il basso, come se il sottosuolo fosse soltanto un vincolo tecnico o un ambito riservato agli specialisti. Eppure, sotto gran parte delle città e dei rioni italiani, è presente una risorsa energetica continua, stabile e disponibile tutto l’anno, capace di fornire calore e raffrescamento senza alterare il volto dei centri urbani.
La geotermia a bassa entalpia non è una tecnologia confinata a pochi territori “eccezionali”. Al contrario, essa sfrutta una condizione comune a larga parte del territorio nazionale: la relativa stabilità delle temperature del sottosuolo a basse profondità. Dai grandi centri urbani alle città medie, dai contesti costieri alle pianure alluvionali, fino a molte aree collinari, il terreno e le acque sotterranee mantengono valori termici pressoché costanti, generalmente compresi tra 12 e 20 °C. Valori che rappresentano la base ideale per sistemi di climatizzazione geotermica efficienti e affidabili.
In questo senso, la geotermia è una risorsa diffusa, potenzialmente utilizzabile in una vasta porzione dei quartieri e dei rioni del Bel Paese. Una risorsa che non richiede nuove infrastrutture visibili, non occupa superfici pregiate e non entra in conflitto con il patrimonio storico, architettonico e paesaggistico che caratterizza gran parte delle città italiane.
È proprio questa invisibilità a renderla particolarmente adatta al contesto nazionale. In un Paese in cui la tutela dei centri storici e del paesaggio urbano è un valore fondante, la possibilità di sfruttare il calore naturale del sottosuolo senza modificare skyline e prospettive urbane costituisce un vantaggio strategico. Il prelievo e lo scambio di energia avvengono sottoterra; in superficie, la città continua a vivere, trasformarsi e conservare la propria identità.
All’interno di questo quadro generale, Roma rappresenta un caso emblematico. Non perché sia un’eccezione, ma perché concentra in modo paradigmatico molte delle condizioni che rendono la geotermia a bassa entalpia una risorsa strategica per le città italiane. Roma è una città costruita in verticale: in alto, la stratificazione millenaria della storia; in basso, una complessa architettura invisibile fatta di rocce, sedimenti, acque sotterranee e calore naturale.
Il sottosuolo romano non è soltanto il fondamento fisico di una città millenaria o un archivio di straordinarie testimonianze archeologiche. È un sistema geologico complesso e dinamico, modellato da antichi mari, cicli vulcanici e processi fluviali, che offre condizioni particolarmente favorevoli allo sfruttamento della geotermia a bassa entalpia. A profondità di poche decine di metri, il terreno e le acque sotterranee mantengono temperature pressoché costanti durante l’intero arco dell’anno, generalmente comprese tra 16 e 20 °C. Questa stabilità termica costituisce la base di funzionamento delle pompe di calore geotermiche, sistemi in grado di trasferire calore dal sottosuolo agli edifici durante la stagione invernale e di dissiparlo nel terreno nei mesi estivi. Il risultato è una climatizzazione continua, efficiente e programmabile, con consumi energetici ridotti e assenza di emissioni locali. In un contesto urbano complesso e storicamente vincolato come quello romano, la geotermia si distingue per la sua capacità di integrarsi nel tessuto esistente senza interferire con il paesaggio o con la percezione dei luoghi.
Roma, per dimensioni, complessità geologica e stratificazione storica, diventa così una lente attraverso cui leggere il potenziale geotermico di molte altre città italiane. Le conoscenze scientifiche maturate negli ultimi decenni e gli strumenti di pianificazione energetica mostrano come il calore del sottosuolo possa trasformarsi da risorsa invisibile a infrastruttura energetica stabile, capace di contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni climalteranti e al miglioramento dell’efficienza energetica urbana.
Dal punto di vista tecnico, la geotermia a bassa entalpia si fonda su un principio semplice ma estremamente efficace: la capacità del sottosuolo di mantenere temperature relativamente costanti a basse profondità. Questa condizione, comune a gran parte del territorio italiano, rende possibile l’utilizzo del calore naturale della Terra come fonte rinnovabile per la climatizzazione degli edifici.
In molte aree urbane, le acque sotterranee svolgono un ruolo decisivo. La loro capacità di immagazzinare e trasferire calore consente di utilizzarle come vere e proprie riserve termiche naturali. Quando correttamente gestite, le falde possono fornire energia in modo continuo e programmabile, come dimostra il caso dell’acquifero contenuto nelle ghiaie di base del Tevere. Questo acquifero, esteso lungo l’asse fluviale e collocato a profondità generalmente comprese tra 30 e 60 metri, è protetto da livelli impermeabili che lo isolano dalle variazioni climatiche stagionali e dall’inquinamento superficiale. Le sue acque presentano temperature comprese tra 18 e 19 °C, ideali per applicazioni geotermiche a circuito aperto.
Dal punto di vista energetico, tali acquiferi possono essere interpretati come vere e proprie batterie termiche naturali, capaci di fornire calore in inverno e di assorbirlo in estate, a condizione che l’utilizzo della risorsa avvenga in modo equilibrato e accompagnato dalla reiniezione delle acque. Le tecnologie geotermiche applicabili in ambito urbano si articolano principalmente in due tipologie. I sistemi a circuito chiuso utilizzano sonde geotermiche inserite nel terreno, all’interno delle quali circola un fluido termovettore che scambia calore con il sottosuolo senza entrare in contatto diretto con le acque sotterranee. Questa soluzione risulta particolarmente adatta ai contesti storici e densamente edificati, grazie al ridotto impatto sul sistema idrogeologico. I sistemi a circuito aperto, invece, sfruttano direttamente le acque di falda mediante pozzi di emungimento e reiniezione. Quando le condizioni geologiche e idrogeologiche lo consentono, come in molte pianure alluvionali italiane e nell’area romana, questi impianti garantiscono prestazioni molto elevate, richiedendo al contempo un’attenta gestione degli aspetti idrogeologici e geochimici.
In entrambi i casi, il cuore del sistema è la pompa di calore geotermica, una macchina in grado di fornire più unità di energia termica per ogni unità di energia elettrica consumata, con rendimenti nettamente superiori a quelli dei sistemi tradizionali basati sulla combustione.
Le elevate prestazioni dei sistemi geotermici trovano conferma anche nelle applicazioni reali. Studi condotti su edifici residenziali in ambito urbano, inclusi casi di studio romani, mostrano coefficienti di prestazione dell’ordine di 5–6. Dal punto di vista ambientale, ciò si traduce nella possibilità di evitare ogni anno decine di tonnellate di anidride carbonica rispetto a soluzioni convenzionali alimentate a gas naturale.
Il vero salto di qualità risiede nel passaggio dalla scala del singolo edificio a quella urbana. La realizzazione di distretti geotermici, in cui più edifici condividono una rete di scambio termico alimentata dal sottosuolo, consente di ottimizzare l’uso della risorsa e di ridurre i costi complessivi. In questo scenario, la geotermia può integrarsi efficacemente con le comunità energetiche rinnovabili, fornendo energia termica continua e programmabile, complementare alle fonti rinnovabili elettriche.
Gli strumenti di pianificazione energetica e climatica, come i Piani di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), riconoscono sempre più il ruolo della geotermia a bassa entalpia nella riduzione delle emissioni climalteranti. Affinché questo potenziale si traduca in risultati concreti, è necessario integrare in modo sistematico le conoscenze geologiche e idrogeologiche nella pianificazione urbanistica, attraverso mappe di vocazione geotermica e regole chiare per l’installazione degli impianti.
In questa prospettiva, la geotermia non appare più come una tecnologia di nicchia, ma come una vera e propria infrastruttura energetica invisibile, capace di rafforzare la resilienza climatica, migliorare la sicurezza energetica e accrescere la qualità della vita urbana.
Sotto le nostre città non scorrono soltanto reti e infrastrutture tradizionali, ma anche un flusso costante di energia termica naturale. Valorizzarlo significa costruire una transizione energetica radicata nel territorio, coerente con l’identità dei luoghi e capace di accompagnare le città italiane verso un futuro più efficiente, sostenibile e consapevole.



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