Il recente focolaio di virus Nipah segnalato in India merita un’attenta sorveglianza sanitaria, ma non rappresenta una nuova emergenza globale. A chiarirlo è il Global Virus Network (Gvn), che ricorda come infezioni sporadiche da Nipah si registrino quasi ogni anno in alcune aree dell’Asia meridionale, in particolare in India e Bangladesh. Il virus è trasmesso principalmente dai pipistrelli della frutta e le infezioni umane sono legate a contatti locali con animali o alimenti contaminati. La trasmissione da persona a persona è rara e richiede contatti molto stretti. “Nel complesso, il rischio di diffusione regionale o globale del virus Nipah è molto basso“, spiega Linfa Wang, direttrice del Centro di eccellenza Gvn presso la Duke-NUS Medical School di Singapore, sottolineando come epidemie simili siano spesso influenzate da fattori culturali e ambientali più che da una trasmissione umana sostenuta.
Secondo il Gvn, i Paesi dotati di solidi sistemi di sanità pubblica e di efficaci capacità di sorveglianza sono ben preparati a contenere il rischio attraverso diagnosi precoci, consapevolezza clinica e test rapidi. L’organizzazione monitora la situazione grazie a una rete internazionale di centri di ricerca, tra cui l’Institute of Advanced Virology in Kerala, impegnato nello studio del virus, nella sorveglianza e nello sviluppo di nuovi strumenti diagnostici.
Sebbene non esistano ancora vaccini o antivirali approvati, alcuni candidati hanno mostrato risultati promettenti negli studi sugli animali. Il progresso dipenderà da investimenti continui nella sanità pubblica e da una cooperazione scientifica internazionale sempre più stretta.



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