L’inverno non accenna a terminare e, nonostante il calendario suggerisca l’imminente arrivo della primavera, l’Italia si appresta a vivere una fase di crudo maltempo. Una vasta e gelida irruzione fredda dalla Russia, sospinta da correnti orientali in transito attraverso i Balcani, sta per investire il bacino del Mediterraneo, portando con sé un drastico calo delle temperature e precipitazioni abbondanti. Questa configurazione barica manterrà l’intera nazione in una condizione di instabilità marcata che, secondo le ultime proiezioni, è destinata a protrarsi almeno fino alla fine del mese, mettendo a dura prova non solo la viabilità ma anche il sistema energetico continentale.
L’impatto del maltempo al Sud e nel Lazio nelle prossime ore
La fase acuta del peggioramento inizia a manifestarsi già dalla serata odierna. Il flusso d’aria instabile alimenterà forti piogge che colpiranno in modo particolare le regioni meridionali e parte del versante tirrenico centrale. Le aree più esposte saranno la Puglia, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia, dove i cumulati pluviometrici potrebbero risultare significativi in breve tempo. Anche il Lazio non sarà risparmiato, con rovesci che interesseranno diffusamente il territorio regionale, segnando l’inizio di una settimana caratterizzata da una spiccata dinamicità atmosferica causata dallo scontro tra masse d’aria di diversa estrazione.
Le piogge previste per stasera:
L’arrivo della Bora e la neve a quote collinari tra Emilia Romagna e Marche
Nella giornata di domani, il quadro meteorologico subirà un ulteriore e violento scossone dovuto all’ingresso impetuoso di una forte bora sull’Adriatico. I venti gelidi da nord-est determineranno un crollo termico repentino, trasformando la pioggia in neve su ampi settori del Centro-Nord. Fin dalle prime ore del mattino, si prevedono episodi di neve forte in Emilia Romagna, Piemonte, Marche e Abruzzo. La particolarità di questo evento risiede nell’altitudine delle nevicate, che si spingeranno fino a quote collinari, imbiancando paesaggi che solitamente a metà marzo iniziano a mostrare i primi segni del risveglio vegetativo. Mentre il Nord e il versante adriatico faranno i conti con il gelo, continuerà a piovere incessantemente al Sud, confermando una fase di maltempo diffuso su tutta la Penisola.
Le precipitazioni previste per domani, mercoledì 18 marzo:
Il nuovo ciclone freddo e le previsioni per la Festa del Papà del 19 marzo
Il momento più critico del peggioramento è atteso tra domani sera e la giornata di giovedì. Un nuovo ciclone freddo inizierà a invorticarsi proprio sopra la Puglia, agendo come un magnete per l’aria gelida russa e innescando fenomeni temporaleschi di estrema intensità. In Calabria e Sicilia si scateneranno forti temporali, mentre lungo la fascia adriatica, specialmente tra Marche e Abruzzo, si registreranno veri e propri nubifragi con nevicate persistenti oltre i 500 metri. Dopodomani, giovedì 19 marzo, in occasione della festa del Papà, il nucleo più freddo scivolerà verso l’estremo Sud. Questo movimento garantirà un ulteriore abbassamento della quota neve in Calabria e Sicilia, portando i fiocchi bianchi a imbiancare le zone collinari e regalando un’atmosfera prettamente invernale a una ricorrenza che solitamente si associa ai primi tepori solari.
Gelo persistente al Nord e la breve tregua di venerdì 20 marzo
Anche le regioni settentrionali resteranno sotto il dominio del gelo. Il freddo e la neve non daranno tregua sulle Dolomiti e in Piemonte, dove gli accumuli al suolo continueranno a crescere, garantendo un surplus idrico fondamentale ma creando non pochi disagi agli spostamenti. Dopo questa lunga sequenza di perturbazioni, è prevista una breve tregua venerdì 20 marzo. Sarà tuttavia una pausa estremamente effimera, un momento di transizione che servirà solo a preparare il terreno per una nuova e ancora più imponente ondata di maltempo che si sta già organizzando alle alte latitudini europee.
Weekend di passione con il ciclone in moto retrogrado dalla Russia
L’instabilità riprenderà vigore durante il prossimo fine settimana. Un nuovo e minaccioso ciclone in moto retrogrado inizierà a muoversi direttamente dalla Russia verso la Francia, attraversando il cuore dell’Europa. Questa traiettoria insolita attiverà un richiamo di aria polare che investirà nuovamente l’Italia, portando ancora neve sulle Alpi e mantenendo un clima rigido su tutto il territorio nazionale. La configurazione a “moto retrogrado” è tipica delle ondate di freddo più durature e difficili da scalzare, poiché inverte il normale flusso delle correnti occidentali, bloccando l’alta pressione lontano dal Mediterraneo e lasciando la porta aperta alle correnti artiche.
Prospettive per la prossima settimana e irruzione artica su tutta l’Italia
Le notizie riguardanti il medio termine non sono rassicuranti per chi sperava in un anticipo di primavera. Già dall’inizio della prossima settimana, i modelli previsionali indicano l’arrivo di un’irruzione artica molto fredda e nevosa che potrebbe colpire indistintamente tutt’Italia. Questo scenario prefigura un finale di marzo dai connotati storici, con l’inverno che continua a dominare la scena in modo incontrastato. Il gelo tardivo rappresenta una minaccia concreta per l’agricoltura, già messa a dura prova dalle fluttuazioni climatiche degli ultimi mesi, e prolunga la necessità di riscaldamento domestico in un periodo dell’anno in cui i consumi dovrebbero fisiologicamente calare.
La crisi energetica e il rischio razionamenti in Europa
Il persistere di temperature così rigide sta trasformando il meteo in un problema di sicurezza nazionale ed economica per l’intero continente. Le crescenti preoccupazioni per gli approvvigionamenti di gas e di energia dell’Europa sono ormai al centro del dibattito politico. In nazioni chiave come la Germania e i Paesi Bassi, gli stoccaggi sono ai minimi storici, svuotati da un inverno che non vuole finire e dalle difficoltà di rifornimento geopolitico. Se l’ondata di freddo dovesse proseguire con l’intensità prevista, il rischio di razionamenti diventerebbe una possibilità concreta per evitare il collasso delle reti energetiche. L’Europa si trova dunque a dover gestire una doppia emergenza: una meteorologica, con nevicate abbondanti e gelo siberiano, e una infrastrutturale, con riserve energetiche ridotte al lumicino che obbligano a una gestione oculata delle risorse residue.
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