I futures sull’alluminio continuano a salire e hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni. Sul London Metal Exchange, i contratti a tre mesi sono stati scambiati oggi a 3.544 dollari per tonnellata, il livello intraday più elevato dal marzo 2022. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il prezzo del metallo è aumentato di circa il 9%, segnalando l’immediata reazione dei mercati alle difficoltà logistiche e alle incertezze sull’approvvigionamento globale. L’alluminio è uno dei metalli industriali più utilizzati al mondo: leggero e versatile, è presente in una vasta gamma di prodotti, dalle automobili agli imballaggi alimentari, fino ai componenti dell’industria aerospaziale.
Uno dei fattori principali dietro il rialzo dei prezzi è l’interruzione delle forniture che attraversano lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più cruciali per il commercio mondiale. Attraverso questo stretto transitano grandi quantità di materie prime strategiche, tra cui l’allumina, il materiale utilizzato per produrre alluminio. Le tensioni militari e il rischio per la navigazione commerciale stanno rallentando o deviando diverse rotte marittime.
Secondo analisti e operatori del settore, anche brevi interruzioni nel traffico possono avere effetti immediati sui prezzi.
Le fonderie del Golfo sotto pressione
Come sottolineato dal Wall Street Journal, molte fonderie della regione dipendono fortemente dal Golfo sia per le importazioni di allumina sia per le esportazioni di alluminio raffinato. La regione del Golfo rappresenta infatti circa il 9% della produzione globale di alluminio, una quota significativa per un mercato già sottoposto a tensioni energetiche e industriali.
Inoltre, il metallo prodotto in quest’area è particolarmente importante per l’Europa: circa il 30% delle importazioni europee di alluminio proviene proprio dal Golfo. Eventuali blocchi prolungati potrebbero quindi tradursi in prezzi più alti per diversi settori industriali europei.
Mercati in allerta per l’evoluzione del conflitto
Gli operatori finanziari guardano con attenzione all’evoluzione del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, temendo che un’ulteriore escalation possa aggravare le difficoltà logistiche nel Golfo Persico. Se le tensioni dovessero continuare o intensificarsi, gli analisti non escludono ulteriori rialzi dei prezzi dei metalli industriali, in particolare dell’alluminio, già spinto da una domanda globale elevata e da una catena di approvvigionamento sempre più fragile.
In questo contesto, il Medio Oriente torna ancora una volta a dimostrarsi uno dei principali barometri della stabilità dei mercati energetici e delle materie prime mondiali.


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