Per gli abitanti moderni del Levante, la “Depressione del Mar Rosso” porta solitamente una breve e polverosa transizione tra le stagioni. Ma 127.000 anni fa, questo stesso pattern climatico potrebbe essere stato letteralmente la chiave della storia umana. Un nuovo studio, condotto dal dottorando Efraim Bril, dal Professor Adi Torfstein e dal Dottor Assaf Hochman dell’Istituto di Scienze della Terra dell’Università Ebraica di Gerusalemme e pubblicato sulla rivista Climate of the Past, rivela che durante il picco dell’Ultimo Interglaciale (LIG), il Levante non era solo un ponte arido tra i continenti, ma era dinamico, con condizioni relativamente più umide alimentate da intense piogge localizzate. Questo cambiamento nell’antico clima ha probabilmente fornito le fonti d’acqua necessarie ai primi esseri umani per migrare con successo “fuori dall’Africa”.
L’Ultimo Interglaciale (all’incirca da 129.000 a 116.000 anni fa) è stato un periodo di caldo globale, con livelli del mare e temperature più elevati rispetto a oggi. Sebbene la regione fosse generalmente arida, indizi geologici, che vanno dai carotaggi di sedimenti del Mar Morto alle antiche formazioni carsiche del Negev, mostrano prove di brevi fasi estremamente umide.
“Le ricostruzioni basate su indicatori indiretti indicano che durante il picco dell’Ultimo Interglaciale (LIG), il Levante meridionale ha sperimentato condizioni relativamente più umide“, osservano i ricercatori. Ma come ha fatto un deserto ad avere improvvisamente abbastanza acqua da sostenere una migrazione umana?
Lo studio
Per risolvere questo enigma, Bril e colleghi hanno utilizzato modelli climatici avanzati (PMIP4) per simulare il comportamento dei sistemi meteorologici portatori di pioggia 127.000 anni fa. Si sono concentrati sui due sistemi principali che ancora oggi regolano le nostre precipitazioni:
- Le Depressioni di Cipro: le tempeste invernali che portano la maggior parte delle precipitazioni annuali di Israele dal Mediterraneo.
- Depressioni del Mar Rosso: sistemi che di solito raggiungono il picco in autunno e possono attrarre umidità dai tropici.
I risultati
Lo studio ha scoperto che durante il picco del LIG, questi sistemi erano circa il 20% più produttivi rispetto ai tempi moderni.
La scoperta più sorprendente riguarda il Levante meridionale. Mentre il nord di Israele e il Libano beneficiavano di maggiori precipitazioni invernali provenienti dalle Depressioni di Cipro, il sud arido (aree come Eilat e il Negev) dipendeva da una depressione del Mar Rosso “potenziata”.
I ricercatori hanno scoperto che ciò non era dovuto necessariamente a una maggiore frequenza di queste tempeste, ma a una differenza fisica tra di esse. In sostanza, l’antico Levante divenne più umido perché un’atmosfera più calda agiva come una spugna più grande. Durante il culmine dell’ultimo periodo interglaciale, temperature significativamente più elevate, soprattutto in estate, aumentarono la capacità dell’aria di trattenere il vapore acqueo.

Quando una depressione del Mar Rosso attraversava la regione durante l’anno, aveva accesso a una riserva di umidità atmosferica molto più ampia rispetto a oggi. Questo cambiamento fisico nell’aria, piuttosto che una semplice variazione dei pattern di vento, fu la ragione principale delle intense precipitazioni che trasformarono il deserto meridionale in un paesaggio più vivibile.
Al di là della curiosità storica, questa ricerca fornisce uno “specchio” fondamentale per il nostro futuro. Di fronte al riscaldamento globale odierno, comprendere come la variabilità naturale abbia un tempo trasformato il bilancio idrico del Levante è fondamentale per prevedere i futuri impatti climatici.
Lo studio evidenzia che, anche in una regione generalmente arida, specifici fenomeni meteorologici possono intensificarsi significativamente a causa dell’aumento delle temperature, un pattern che potremmo già iniziare a osservare nelle proiezioni del XXI secolo. Integrando antichi “proxy” geologici con modelli ad alta tecnologia, Bril e colleghi hanno ricostruito il percorso dei nostri antenati e, forse, le sfide climatiche che dovranno affrontare i nostri discendenti.


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