Il colosso d’acciaio della NASA ha deciso di non farsi attendere. Con un cambio di programma dell’ultimo minuto che farà felici gli appassionati, lo Space Launch System (SLS) è pronto a lasciare il Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center per tornare sulla rampa di lancio 39B. I tecnici, che inizialmente avevano ipotizzato un rinvio al 20 marzo per alcuni controlli extra ai cablaggi elettrici, hanno lavorato più velocemente del previsto, riportando l’operazione alla data originale: oggi 19 marzo 2026 (ora locale).
Una marcia lenta verso la storia
Il “risveglio” del razzo più potente del mondo avverrà intorno alle 20:00 ET (l’una di notte in Italia). Da quel momento inizierà una delle sfilate più lente e spettacolari dell’ingegneria moderna. Trasportato dal gigantesco Crawler-Transporter, l’SLS coprirà i circa 6,5 km di strada sterrata verso la rampa a una velocità che non supererà mai gli 1,6 km/h. Sarà un viaggio di circa 12 ore, un rito di passaggio necessario per posizionare il vettore in vista della missione Artemis II.
Questo spostamento non è un semplice trasloco. Dopo i test sui sistemi di emergenza effettuati all’interno dell’hangar, il ritorno sulla rampa segna l’inizio della configurazione finale per il volo che riporterà, dopo oltre cinquant’anni, un equipaggio umano verso lo Spazio profondo.
Astronauti “blindati”: il countdown umano
Mentre il razzo si mette in marcia, i 4 protagonisti della missione hanno già iniziato il loro percorso di isolamento. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen sono entrati ufficialmente in quarantena mercoledì sera presso il Johnson Space Center di Houston.
Nelle prossime ore, la loro vita diventerà estremamente protetta: limiteranno ogni contatto con l’esterno per evitare qualsiasi rischio sanitario, per poi volare in Florida circa 5 giorni prima del lancio. Una volta arrivati al Kennedy Space Center, proseguiranno la quarantena negli alloggi riservati agli astronauti, pronti per la finestra di lancio che si aprirà il 1° aprile.
La nuova rotta per la conquista lunare
Artemis II non è solo un volo di prova, ma il cardine su cui poggia l’intera strategia della NASA per i prossimi anni. Questa missione di 10 giorni intorno alla Luna servirà a testare i sistemi di supporto vitale della capsula Orion in condizioni reali. Se tutto procederà senza intoppi, il percorso verso il suolo lunare diventerà più chiaro: il prossimo passo sarà Artemis III, prevista per il 2027, che servirà a perfezionare le manovre di aggancio con i lander di SpaceX e Blue Origin in orbita terrestre.
Il traguardo più atteso, il ritorno fisico dell’uomo sulla superficie lunare, è invece fissato per il 2028 con la missione Artemis IV. Tutto però dipende da ciò che accadrà nelle prossime settimane: il successo di questo “giro di boa” lunare è il lasciapassare fondamentale per trasformare la Luna in una base operativa permanente.


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