Il gas europeo sta registrando il più grande aumento settimanale dalla crisi del 2022, causando enormi pressioni economiche su settori come l’industria manifatturiera e chimica, che dipendono dal gas a basso costo. È l’ennesima dimostrazione di come eventi geopolitici possano causare shock improvvisi nei mercati energetici e di come l’Europa si confermi particolarmente vulnerabile a causa della sua dipendenza dalle importazioni (circa il 40-50% del gas arriva via GNL dopo la riduzione delle forniture russe). L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha portato a ritorsioni iraniane, tra cui la chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio critico per il 20% del commercio globale di GNL e per gran parte del petrolio mediorientale. L’Iran ha anche attaccato infrastrutture in Qatar, costringendo QatarEnergy a sospendere la produzione al complesso di Ras Laffan, il più grande al mondo per GNL.
Queste interruzioni hanno causato un’impennata dei prezzi del gas europeo: i futures TTF sono passati da circa 32 euro a MWh a oltre 50-52 euro a MWh in una settimana, con un aumento del 50-67%, il più alto dal 2022.
L’Europa, che ha ridotto la dipendenza dal gas russo post-2022, ora compete con l’Asia per carichi alternativi di GNL (da USA o altrove), ma i premi asiatici stanno deviando le forniture verso est, aggravando la carenza.
Anche i prezzi del petrolio sono saliti, con il Brent a oltre 90 dollari al barile (+25% in una settimana).
Se il conflitto si protraesse, potrebbe causare nuova crisi energetica simile a quella del 2022, con rischi per la crescita economica europea.



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