Ogni anno nel mondo oltre 20 milioni di persone muoiono per malattie cardiovascolari. Di queste, più di 5,5 milioni sono attribuibili a fattori ambientali: non solo lo smog, ma anche inquinamento acustico e luminoso, sostanze chimiche nocive, plastica e cambiamenti climatici. È il quadro delineato da un nuovo documento di consenso della European Society of Cardiology, in via di pubblicazione, che aggiorna le linee guida europee del 2021 ampliando per la prima volta l’elenco dei rischi ambientali per il cuore.
Il documento riconosce che accanto ai fattori tradizionali – come dieta, sedentarietà o fumo – esistono “acceleratori silenziosi” delle malattie cardiache legati al cosiddetto multi-inquinamento. Questi fattori condividono un meccanismo biologico comune: stress ossidativo, infiammazione cronica, disfunzione dell’endotelio (il rivestimento interno dei vasi sanguigni) e alterazioni dei ritmi circadiani.
Le nuove indicazioni sono state presentate durante il seminario internazionale “RESPIRAMI“, svoltosi il 2 e 3 marzo a Milano, dove ricercatori e specialisti di tutto il mondo hanno discusso l’impatto combinato dei diversi tipi di inquinamento sulla salute umana.
Non solo cuore e polmoni
L’aria malsana non danneggia soltanto l’apparato cardiovascolare e respiratorio. Le evidenze scientifiche indicano che l’esposizione agli inquinanti può interferire con la capacità dell’organismo di regolare la glicemia. Studi recenti mostrano anche un legame tra inquinamento atmosferico, aumento dell’obesità e rischio di diabete.
Il motivo potrebbe risiedere in modifiche del DNA in alcune cellule del tessuto adiposo cosiddetto “brucia-calorie“, coinvolto nel metabolismo energetico. Queste alterazioni biologiche possono favorire squilibri metabolici che, a loro volta, aumentano il rischio cardiovascolare.
Così lo smog danneggia il sistema cardiovascolare
Il processo è ormai sempre più chiaro agli scienziati. Le particelle più piccole presenti nello smog riescono a penetrare profondamente nei polmoni. Da lì passano nel circolo sanguigno, attivando una risposta infiammatoria diffusa nell’organismo.
Questo fenomeno innesca:
- stress ossidativo, che danneggia cellule e tessuti;
- infiammazione sistemica, associata a numerose malattie croniche;
- disfunzione endoteliale, che compromette la salute dei vasi sanguigni e favorisce aterosclerosi e trombosi.
Il risultato è un aumento del rischio di infarto, ictus e altre patologie cardiovascolari.
Un cambio di prospettiva nella prevenzione
Il nuovo consenso scientifico segna un passaggio importante: la salute del cuore non dipende solo da scelte individuali o predisposizioni genetiche, ma anche dall’ambiente in cui viviamo. Ridurre le emissioni, limitare l’esposizione agli inquinanti e progettare città più sane diventa quindi una strategia di prevenzione cardiovascolare su larga scala. In altre parole, proteggere l’ambiente significa anche proteggere il cuore.


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