Difesa planetaria: la Cina punta l’asteroide 2016 WP8 per il suo 1° test di impatto cinetico

La missione, con lancio previsto nel dicembre 2027, segna un passo decisivo nella strategia di sicurezza spaziale di Pechino, combinando osservazione e impatto in un unico volo

Nel dinamico scenario della corsa allo Spazio del 2026, la Cina ha appena svelato il tassello mancante della sua strategia di protezione globale: un nuovo bersaglio per la sua prima missione di difesa planetaria. Durante la Commercial Aerospace Industry Development Conference di Shenzhen, Long Lehao – figura storica del programma Long March – ha rivelato che l’obiettivo prescelto è l’asteroide 2016 WP8. Questa missione, inserita ufficialmente nel nuovo Piano Quinquennale approvato la scorsa settimana a Pechino, punta a dimostrare la capacità del Paese di deviare oggetti spaziali potenzialmente pericolosi attraverso una tecnica di impatto cinetico.

Un obiettivo strategico: l’identikit di 2016 WP8

L’asteroide 2016 WP8 appartiene alla classe Aten, il che significa che incrocia l’orbita terrestre pur trascorrendo la maggior parte del suo tempo all’interno di essa. La scelta di questo corpo celeste è il risultato di una rigorosa selezione tecnica: l’oggetto doveva infatti presentare un’inclinazione orbitale inferiore ai 5 gradi e una luminosità sufficiente a garantire un monitoraggio costante. Un criterio imprescindibile è stato inoltre quello della sicurezza, assicurandosi che l’energia dell’impatto non rischi di spingere l’asteroide su una rotta di collisione reale con la Terra, ma ne modifichi la traiettoria in modo controllato e misurabile.

La strategia del doppio veicolo: impatto e osservazione in un solo lancio

A differenza delle precedenti missioni internazionali, la strategia cinese si distingue per un approccio integrato che prevede l’uso di un unico razzo Long March 3B per trasportare 2 veicoli distinti. Il primo di questi, l’osservatore, intraprenderà un viaggio complesso che include un passaggio ravvicinato attorno a Venere per ottenere la spinta necessaria a raggiungere l’asteroide all’inizio del 2029. Una volta arrivato, trascorrerà diversi mesi a studiare l’oggetto da vicino. Nel frattempo, il secondo veicolo, l’impattatore, rimarrà inizialmente in attesa in orbita terrestre per poi scagliarsi contro il bersaglio nella seconda metà del 2029. Questa sincronia permetterà alla sonda osservatrice di documentare in tempo reale lo scontro e valutare con estrema precisione quanto la collisione sia riuscita a deviare il cammino di 2016 WP8.

Oltre l’impatto: una rete globale di sorveglianza spaziale

L’ambizione cinese non si limita però al solo impatto. Il piano nazionale prevede infatti lo sviluppo di una vera e propria rete di sorveglianza spaziale, con telescopi posizionati in punti strategici come il punto di Lagrange L1 o orbite simili a quella di Venere, capaci di individuare minacce con largo anticipo. Mentre questa complessa macchina tecnologica si mette in moto, Pechino continua a consolidare la sua presenza nel Sistema Solare: la missione Tianwen-2 è infatti già in fase di avvicinamento all’asteroide Kamo’oalewa, da cui preleverà campioni di suolo nei prossimi mesi. Nel frattempo, il Deep Space Exploration Laboratory ha invitato il pubblico a partecipare attivamente alla missione, sollecitando suggerimenti per il nome ufficiale di questo primo, storico “scudo” spaziale.