Un gruppo di ricerca internazionale, con la partecipazione di Eurac Research, ha pubblicato sulla rivista Science uno studio che disegna uno scenario preoccupante per le foreste europee. Secondo le proiezioni basate sui più severi scenari climatici, entro il 2100 la superficie di boschi colpita da incendi, tempeste e attacchi di insetti potrebbe aumentare del 122%. L’analisi, condotta su 185 milioni di ettari grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, individua negli incendi il principale fattore di rischio, con un incremento previsto del 183% dell’area coinvolta. Come sottolinea Marco Mina, ricercatore di Eurac Research e co-autore dello studio: “Se non si argina il cambiamento climatico riducendo le emissioni, i nostri boschi saranno sempre più oggetto di incendi e infestazioni di insetti“. Fenomeni finora tipici del Mediterraneo potrebbero diventare comuni anche nelle regioni temperate e alpine.
Le conseguenze di questa trasformazione saranno profonde: si prevede una prevalenza di foreste giovani, con effetti diretti sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici che i boschi forniscono, dalla regolazione del suolo alla protezione da valanghe e caduta massi. Mina evidenzia l’urgenza di interventi preventivi: “Dove il bosco non proteggerà più da caduta massi e valanghe, sarà necessario realizzare opere che sopperiscano a questa mancanza“.
Dal punto di vista della gestione forestale, lo studio invita a riconsiderare le monocolture di abete rosso, favorendo boschi misti più resilienti. “Oggi si lavora per aiutare i boschi ad essere più resistenti tra 50 o 100 anni“, spiega Mina, sottolineando l’importanza di adattare le strategie gestionali alla crisi climatica in atto. In questa direzione si muove il progetto ALPFOR-CSF, che prevede tagli sperimentali nelle Dolomiti per diversificare i popolamenti forestali e aumentare la loro resistenza agli eventi estremi.


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