A Niscemi, potrebbero registrarsi altri crolli: è quanto emerge dal rapporto elaborato dai professori dell’Università di Firenze incaricati dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile di redigere un dossier su quanto è successo con la frana dello scorso 25 gennaio. Il pool è guidato da Nicola Casagli, che insegna geologia nell’ateneo fiorentino ed è fra i massimi conoscitori al mondo di frane. “Il rischio rimane elevato e il fenomeno è destinato a evolvere ulteriormente“, spiegano gli esperti nel rapporto, citato dal Corriere della Sera. Le conclusioni di sei professori e 12 ricercatori sono tutt’altro che ottimistiche: “la scarpata principale che borda il paese è suscettibile di un’evoluzione che potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica”.
Lo studio di 150 pagine, effettuato con analisi satellitari e sopralluoghi, mostra una situazione in evoluzione: “il centro abitato presenta condizioni di sostanziale stabilità”.
L’analisi delle cause
Sono state effettuate analisi tecniche, ricostruzioni storiche, elaborazioni satellitari e valutazioni del rischio per risalire alle cause di ciò che è successo e le previsioni di cosa potrebbe accadere. Tra le cause del disastro, l’erosione dal basso della collina, su cui poggia Niscemi, provocata soprattutto dall’acqua che scende dalla città e convogliata in buona parte nel torrente Benefizio per poi disperdersi nei terreni sottostanti. Anche le piogge avrebbero contribuito a provocare il cedimento della collina.
Gli esperti ritengono necessario “prevedere la delocalizzazione degli edifici ubicati entro una fascia di 50 metri dal margine della scarpata“.



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