“Il blocco sarebbe un cataclisma. Insisto. Perché il prezzo del petrolio è internazionale, ma condiziona anche quello interno americano ed è strettamente legato da quanto accade ad Hormuz“. Così Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, in un’intervista al Messaggero, parlando del blocco dello Stretto di Hormuz in Iran, dove transita il 20% del petrolio globale . “È dal 1980 che vanno avanti le minacce. Ora vediamo che succede. Se l’Iran riesce davvero a bloccare il transito delle petroliere. E vediamo anche quanto dura l’operazione di Trump“. Ma se a chiudere lo stretto di Hormuz “non ci sono riusciti in passato non vedo come possano farlo oggi” sostiene Tabarelli. Il petrolio comunque, a suo parere, “ha perso di importanza negli anni. Perché gli Stati Uniti sono diventati indipendenti“.
D’altra parte, il “vero legame” tra l’attacco al Venezuela e all’Iran, dice, “sta nel fatto sono due esempi di dannazione del petrolio. Dietro il greggio si è costruito il potere di dittature e teocrazie“. “Lo strapotere militare americano è un dato di fatto. In caso di blocco reale dello stretto il prezzo del petrolio potrebbe anche esplodere trasformandosi in un vero rischio per Trump in vista delle elezioni di Midterm. Ora i prezzi della benzina sono bassi, ma nessun presidente americano si può permettere prezzi alti della benzina” ha concluso Tabarelli.
