L’Iran ha chiuso Stretto di Hormuz: ansia per il boom dei prezzi di petrolio, gas ed energia. Benzina e bollette verso i record storici

Guerra Iran, il regime degli ayatollah ha chiuso da ieri lo Stretto di Hormuz: grande ansia per l'apertura dei mercati di questa sera, il prezzo delle materie prime potrebbe salire su valori mai visti prima provocando un boom dei prezzi e dell'inflazione globale

Mancano poche ore e si avrà una prima idea del contraccolpo economico dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Quando inizieranno gli scambi azionari e si riprenderà a contrattare il prezzo del greggio, ci saranno le prime reazioni degli operatori. Il timore più grande è che, considerando che l’Iran è un membro dell’Opec, si provochi una grave interruzione dell’approvvigionamento petrolifero in Medio Oriente la qual cosa, nel peggiore dei casi, potrebbe innescare una recessione economica globale. L’Iran è il quarto produttore di petrolio del cartello di Vienna con poco più di 3 milioni di barili al giorno a gennaio. La Repubblica Islamica condivide una costa con lo Stretto di Hormuz, la via navigabile più importante al mondo per il commercio globale del petrolio. Gli analisti ritengono che i prezzi dei futures sul petrolio greggio aumenteranno di 5-7 dollari al barile all’apertura delle contrattazioni alla mezzanotte ora italiana. Venerdì scorso i prezzi del greggio Brent si sono attestati a 72,48 dollari al barile, con un aumento di del 2,45%, mentre il greggio WTI ha chiuso a 67,02 dollari al barile, con un aumento del 2,78%.

Tra le ipotesi peggiori mai immaginate nel corso degli ultimi decenni, si paventava il rischio che Teheran chiudesse lo Stretto di Hormuz bloccando l’approvvigionamento anche dagli altri Paesi del Golfo Persico. Questo scenario è stato sempre considerato il “cigno nero” che avrebbe portato i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile. Eppure, ieri il regime islamico ha chiuso lo Stretto di Hormuz dopo gli attacchi occidentali. Per capire l’importanza dello Stretto, basti pensare che secondo i dati della società di consulenza energetica Kpler, nel 2025 attraverso lo Stretto sono transitati oltre 14 milioni di barili al giorno, pari a un terzo delle esportazioni mondiali di greggio via mare. Circa tre quarti di questi barili sono stati destinati a Cina, India, Giappone e Corea del Sud. La Cina, la seconda economia mondiale, riceve metà delle sue importazioni di greggio dallo Stretto. La capacità petrolifera di riserva mondiale che proviene dagli Stati del Golfo non sarebbe in grado di bypassare lo Stretto, isolandolo di fatto dal mercato. Anche il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquido passa attraverso lo Stretto, principalmente dal Qatar, e non sarebbe possibile sostituirlo. A quel punto i prezzi del petrolio potrebbero aumentare in modo tale da innescare una recessione economica.

Come ovviare alla chiusura dello stretto di Hormuz? I sauditi dispongono di un oleodotto che attraversa il Paese da est a ovest, fino alla costa occidentale sul Mar Rosso. Gli Emirati Arabi Uniti dispongono di un oleodotto che termina nel Golfo di Oman. Ma la portata degli assalti esercita pressione sugli assicuratori affinché aumentino in modo aggressivo le tariffe delle petroliere per il transito nello Stretto di Hormuz o si rifiutino di assicurare qualsiasi traffico. Un tale meccanismo si ripercuoterebbe sicuramente sul prezzo del petrolio. Non si può nemmeno sperare in un intervento degli Usa, in quanto pare che sia esclusa l’ipotesi che l’amministrazione Trump attinga alle sue riserve strategiche di petrolio per calmare i mercati: lo ha confermato un funzionario al Financial Times.

Nel frattempo i dati dei transponder di MarineTraffic suggeriscono che il flusso delle grandi navi commerciali sta diminuendo, in particolare quelle che viaggiano verso ovest nel Golfo. In questa situazione, proprio oggi, si riunisce l’Opec la quale, secondo alcuni analisti, potrebbe decidere di aumentare in modo significativo la produzione nel tentativo di calmare i mercati: inizialmente e cioè prima dell’attacco a Teheran, era previsto che approvasse un aumento di 137.000 barili al giorno dal mese di aprile, ma secondo indiscrezioni potrebbe dare il via libera a un aumento di tre o quattro volte superiore a tale importo. Potrebbe essere una soluzione per evitare una fiammata dei prezzi, ma il condizionale è quantomai d’obbligo.