Le forze degli Stati Uniti stanno continuando le operazioni militari con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio. Lo ha dichiarato lunedì Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), in un videomessaggio pubblicato sulla piattaforma X. Cooper ha affermato che Washington continuerà a colpire rapidamente le capacità militari iraniane che rappresentano un pericolo per la libertà di navigazione nella regione.
Secondo il comandante, l’obiettivo delle operazioni è impedire all’Iran di bloccare o interferire con il traffico commerciale nello stretto, un punto strategico attraverso il quale passa una parte significativa delle forniture energetiche globali.
Attacchi contro infrastrutture militari iraniane
Cooper ha inoltre spiegato che gli attacchi statunitensi effettuati venerdì contro l’isola di Kharg – principale hub per l’esportazione di petrolio iraniano – hanno colpito più di 90 obiettivi militari. Tra i bersagli distrutti figurano bunker di stoccaggio per mine navali e missili, infrastrutture considerate fondamentali per eventuali operazioni iraniane contro il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Le operazioni fanno parte di una campagna militare più ampia iniziata nelle ultime settimane, con l’obiettivo di ridurre le capacità navali e missilistiche iraniane nella regione.
Migliaia di missioni e centinaia di obiettivi distrutti
Negli ultimi 16 giorni le forze statunitensi hanno condotto oltre 6.000 missioni di combattimento. Durante queste operazioni sono state distrutte più di 100 imbarcazioni della marina iraniana, secondo quanto dichiarato dal comandante del CENTCOM. Parallelamente, l’Iran avrebbe lanciato centinaia di missili e droni contro obiettivi situati in circa dodici Paesi della regione, contribuendo ad ampliare la portata del conflitto e ad aumentare le tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Attacchi congiunti USA-Israele e impatto sull’economia globale
L’escalation militare è iniziata il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato una serie di attacchi su larga scala contro obiettivi in Iran. Le operazioni hanno avuto un impatto immediato sul traffico marittimo internazionale, causando gravi interruzioni delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz.
Le tensioni hanno inoltre provocato un forte aumento dei prezzi del petrolio e una crescente volatilità nei mercati finanziari globali, alimentando timori per le conseguenze economiche di un conflitto prolungato nella regione.



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