La compagnia aerea Scandinavian Airlines System (SAS) ha annunciato la cancellazione di circa cento voli nel corso della settimana, a causa dell’aumento vertiginoso dei prezzi del carburante. La maggior parte delle cancellazioni riguarda tratte domestiche in Norvegia, per le quali sono state offerte connessioni alternative ai passeggeri. Solo un numero limitato di voli coinvolge invece Svezia e Danimarca. Alla base della decisione c’è l’impennata del prezzo del petrolio Brent, punto di riferimento per i mercati energetici globali, che ha raggiunto circa i 100 dollari al barile. Questo aumento è legato all’escalation del conflitto in Medio Oriente, iniziata con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran a fine febbraio, seguiti dalla risposta iraniana contro infrastrutture petrolifere in diversi Paesi del Golfo.
La situazione è aggravata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita normalmente circa un quinto della domanda mondiale di idrocarburi.
Compagnie aeree sotto pressione
In un comunicato, SAS ha spiegato che le misure adottate mirano a rafforzare la resilienza operativa della compagnia in un contesto globale incerto. Tra queste, la riduzione temporanea dei voli rappresenta una scelta necessaria per contenere i costi. Non è l’unica compagnia ad affrontare difficoltà. Altri gruppi hanno già aumentato le tariffe per compensare il rincaro del carburante.
Rotte sospese e timori per la sicurezza
Oltre all’impatto economico, la crisi ha anche implicazioni sulla sicurezza. Diverse compagnie hanno sospeso i voli verso destinazioni in Medio Oriente, ritenute ad alto rischio. Questa combinazione di fattori – costi crescenti e instabilità geopolitica – sta mettendo sotto pressione l’intero settore dell’aviazione. La situazione resta fluida e le compagnie monitorano attentamente gli sviluppi, pronte ad adottare ulteriori misure se necessario.
