La domanda di risorse energetiche russe è aumentata significativamente a causa dell’aggravarsi della situazione in Medio Oriente, in particolare con le difficoltà di attraversamento dello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Stiamo registrando un significativo aumento della domanda di risorse energetiche russe, di energia, in relazione alla guerra in Iran“, ha affermato il portavoce. Peskov ha aggiunto che la Russia “è stata e resta un fornitore affidabile sia di petrolio sia di gas, sia attraverso gasdotti sia in forma di gas naturale liquefatto, ed è in grado di garantire la continuità di tutte le forniture contrattate”, aggiungendo che continua le forniture in particolare a Pechino e New Delhi.
Peskov ha inoltre commentato la decisione degli Stati uniti di autorizzare temporaneamente l’India ad acquistare petrolio russo per un periodo di 30 giorni e l’invito rivolto da Washington alla Cina a ridurre gli acquisti di greggio, anche dalla Russia. “Sappiamo che sia l’India sia la Cina sono Paesi che si gestiscono in base ai propri interessi nazionali. Noi facciamo lo stesso e continuiamo la nostra cooperazione, anche nel settore energetico e nel commercio di risorse energetiche, sia con l’India sia con la Cina”, ha detto.
L’economia russa dipende dai proventi del petrolio e del gas, che hanno subito un duro colpo a causa delle sanzioni imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio del 2022. Ora Mosca potrebbe trarre vantaggio dal conflitto in Medio Oriente e la potenziale interruzione del flusso di risorse energetiche dalla regione. Il conflitto ha infatti lasciato lo Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo fondamentale, praticamente chiuso, con Paesi di tutto il mondo tagliati fuori da un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto.


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