Il 4 marzo è una data chiave nella storia italiana. Proprio in questo giorno, nel 1848, il re Carlo Alberto firmò lo Statuto albertino, una carta costituzionale destinata a lasciare un’impronta profonda sulle istituzioni del Paese. Il documento, ispirato ai modelli costituzionali francesi del 1830 e belgi del 1831, fu concesso dal sovrano come carta octroyée, cioè elargita dall’alto, in un momento di forti pressioni politiche e sociali. Lo Statuto rappresentò un compromesso: accolse alcune richieste dei liberali moderati ma allo stesso tempo limitò le spinte più radicali che attraversavano l’Europa rivoluzionaria di metà Ottocento. Nonostante le tensioni del biennio 1848-1849, nel Regno di Sardegna la carta non venne abrogata, garantendo la sopravvivenza di un sistema parlamentare e di importanti diritti civili, come libertà di stampa, riunione e associazione.
Quando, anni dopo, l’unificazione nazionale si realizzò sotto la guida della Casa Savoia, lo Statuto venne esteso a tutto il Regno d’Italia. Rimase la legge fondamentale dello Stato fino alla nascita della Repubblica e all’entrata in vigore della Costituzione repubblicana nel 1948. A distanza di 178 anni, oggi ricordiamo l’atto che aprì la strada al costituzionalismo italiano moderno.


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